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I “nostri” stranieri: i dati del 2024

Lo chiamano “inverno demografico”: è la tendenza alla diminuzione delle nascite. Qui da noi è un “inverno” molto freddo. I dati sono impietosi. L’Ufficio Anagrafico del Comune di Città di Castello – che ringraziamo ancora per la squisita collaborazione – certifica che nell’ultimo quinquennio Città di Castello ha avuto un saldo medio annuale di -250 tra nascite e decessi; nel precedente quinquennio la media annuale era stata di 172 nascite in meno rispetto ai decessi. Una tendenza alla diminuzione quindi di lunga data e apparentemente inarrestabile.

Si fanno dunque meno figli e la popolazione diminuisce. Fanno meno figli anche gli stranieri immigrati nel comune. Al 31 dicembre 2024 il numero dei residenti è sceso a 38.101 unità, 236 in meno del 2023, 1.818 in meno del 2015. In pratica, in un decennio Città di Castello ha perso quasi il 5% della popolazione.

È “inverno” dunque. E la primavera, sembra davvero ancora molto lontana. In questo scenario, gli stranieri residenti sono 3.762. Anche loro sono calati di circa 300 unità negli ultimi 10 anni. Ma è pur vero che diversi di essi hanno preso la cittadinanza italiana e “stranieri” non sono più.

In percentuale, gli stranieri di Città di Castello sono circa il 10%. Dove abitano? In maggior numero (1.848) li troviamo nella periferia tifernate, dove sono il 10,2% del totale dei residenti. Altri 1.313 vivono nella frazioni, dove costituiscono il 7,7% della popolazione totale. Sono infine 602 quelli che stanno nel centro storico entro le mura: ma siccome vi abitano poco più di 3.000 persone, la percentuale degli stranieri sale quasi al 20%.

Quali sono le comunità nazionali più rappresentate tra gli stranieri tifernati? È da anni, ormai, che predominano i rumeni: viene dalla Romania uno straniero su tre. Poi ci sono 664 marocchini (il 17% del totale). Ma se la metà sono dunque di nazionalità rumena o marocchina, l’altra metà viene davvero da tutto il mondo. Fa un certo senso pensare che nella “piccola” Città di Castello vivano persone provenienti da ben 86 diversi Stati, di tutti i cinque continenti.

In questo intrigante crogiuolo di etnie, razze, lingue e culture, spiccano per consistenza la comunità cinese (271, stabile), l’algerina (163, in calo), l’albanese (152, in leggero calo), l’ucraina (147), la nigeriana (107, in sensibile aumento) e la tunisina (99).

Poi ci sono altre 78 nazionalità. Diamo un’occhiata a quelle con numeri più consistenti. Per quanto concerne l’Europa occidentale, i britannici (81) prevalgono sugli spagnoli (27), sui tedeschi (27) e sui francesi (17). L’Europa orientale è rappresentata soprattutto da persone provenienti da Moldova (54), Russia (49), Polonia (45) e Bulgaria (31), ma anche Uzbekistan, Kazakhstan e Kirghizistan. Originari dei Balcani sono 71 macedoni, insieme ad alcuni serbi, kosovari e croati. Insomma, abbiamo ospiti da tutta Europa: mancano immigrati solo di Bosnia, Slovenia, Estonia, Andorra e Liechtenstein.

L’America centrale e meridionale è rappresentata in prevalenza da ecuadoriani (52) e dominicani (49); ci sono in numero apprezzabile pure brasiliani (14), cubani (12), peruviani (12), salvadoregni (10) e venezuelani (9). Gli africani arrivano in particolar modo da Senegal (34), Egitto (24) e Gambia (18); e poi da Costa d’Avorio, Mali, Camerun e Ghana. Tra gli asiatici, emergono quelli originari di Filippine (36), Pakistan (32), India (16) e Bangladesh (16). Infine abbiamo 18 statunitensi e due australiani.

Sono comunità con una forte prevalenza femminile l’ucraina, la russa, la rumena, la bulgara, la moldova e la polacca. È in esse che troviamo in maggior numero le cosiddette “badanti”.