Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Ultimo atto: Città di Castello diventa "italiana"

Crepe nel regime pontificio (1859)

La prova di forza di Perugia illuse le autorità pontificie di avere la situazione sotto controllo. Colpisce, nelle loro reazioni alle manifestazioni di italianità e di insofferenza del dispotismo statale da parte di strati sempre più ampi della popolazione, il continuo affermare che si trattava di episodi circoscritti, fomentati da sparute minoranze di sovversivi in grado di trovare seguito solo tra la bassa plebe ignorante e...

Sansepolcro e il “milione di fucili”

L’attivismo dei patrioti nella limitrofa Toscana rappresentava una costante spina nel fianco del regime pontificio. Proprio in Toscana si erano rifugiati in massa gli insorti perugini dopo il 20 giugno 1859. A Cortona, aveva un ruolo di rilievo nel coordinare l’organizzazione clandestina Giuseppe Danzetta. Prese a inviare indicazioni operative, documenti e stampe provenienti dal governo italiano a patrioti di fiducia, che poi li diffondevano...

Sfaldamento del regime pontificio

Ad eccitare ancor più l’animo dei patrioti giunse la mobilitazione dei toscani per il plebiscito che doveva sancire la loro annessione alla monarchia costituzione di re Vittorio Emanuele II. Si svolse, come in Emilia e in Romagna, l’11 e 12 marzo ed ebbero la facoltà di recarsi alle urne tutti gli uomini con almeno 21 anni di età e in possesso dei diritti civili. L’entusiasmo per quella libera manifestazione...

Il comitato segreto di Fratta

Nell’aprile del 1860 una serie di episodi insurrezionali in Sicilia crearono le premesse per un intervento militare di volontari guidati da Garibaldi a sostegno dei rivoltosi. Mentre prendeva il via la Spedizione dei Mille, la “Commissione direttiva per le Provincie Romane soggette” cominciò a stringere le fila della rete dei nuclei patriottici attivi nello Stato pontificio. L’organizzazione degli esuli aveva sede a...

Bruto e il comitato segreto di Città di Castello

Il fiduciario del comitato di Città di Castello aveva lo pseudonimo di Bruto. Godeva della grande stima dei vertici del movimento insurrezionale, perché molto attivo e inoltre “pieno di entusiasmo e in pari tempo di assennata prudenza”. Spettava a lui, oltre ad organizzare i patrioti tifernati, costituire “l’anello di congiunzione dell’Umbria colla vicina Toscana”. In un messaggio inviato all’inizio...

L’ultima repressione

A rinvigorire le speranze degli umbri di una prossima liberazione giungevano notizie esaltanti dal Meridione italiano, dove si stava sgretolando il regno borbonico. Consolidato il suo corpo di spedizione con nuovi consistenti afflussi di volontari e di armi, Giuseppe Garibaldi completò a fine luglio la conquista della Sicilia, il 19 agosto sbarcò in Calabria e il 7 settembre entrò a Napoli da trionfatore. A quel punto l'esercito...

L’11 settembre 1860

Il 10 settembre il gen. Schmid inviava due dispacci al comandante in capo Lamoricière, assicurando che a Città di Castello tutto era tranquillo, ma giravano molte chiacchiere (“grands bruits”). Il proclama di Vittorio Emanuele II ai suoi soldati preannunciava invece lo scontro decisivo: “Voi entrate nelle Marche e nell’Umbria per restaurare l’ordine civile nelle desolate Città, e per dare ai Popoli...

Testimonianze di tifernati

Molto dettagliata, per quanto venata di retorica, è invece una memoria di quanto avvenne redatta nel 1884 sulla base di testimonianze orali e autenticata dal presidente della Società dei Reduci delle Patrie Battaglie di Città di Castello: “Verso le 10 antimeridiane gl’insorti riuniti in S. Sepolcro ed armati con fucili da caccia, unitamente ad alcuni popolani di quella Città, precedettero il Corpo d’Armata...

Inizia il rinnovamento

A prescindere dall’episodio particolare dell’ingresso di soldati e patrioti, già alle ore 15 Città di Castello era sotto il pieno controllo dei piemontesi, accolti con grande calore dai tifernati. Il gen. Fanti fece affiggere un manifesto che ribadiva le ragioni dell’invasione: “Bande straniere convenute da ogni parte di Europa sul suolo dell’Umbria e delle Marche vi piantarono lo stendardo mentito di una...

Il punto di vista dei vinti

Il crollo del regime pontificio gettò nello sconforto i suoi più convinti sostenitori. Al di là di ogni questione politica e istituzionale, vi era in essi la convinzione che solo mantenendo anche il potere temporale del papa si potevano contrastare il degrado morale e gli attacchi alla religione. Emblematica l’idea che aveva il tifernate Tommaso Rossi del liberalismo, un partito che riteneva in realtà “puramente...

Il garibaldino Giuseppe Polidori

Furono sei i volontari umbri che partirono da Quarto con Garibaldi per la leggendaria impresa della liberazione dell’Italia Meridionale soggetta al Regno delle Due Sicilie. Uno di essi, Giuseppe Polidori, era altotiberino. Nativo di Montone, Polidori viveva a Città di Castello con il fratello e lavorava come commesso in un negozio. Aveva 23 anni quando, nel 1859, si arruolò volontario nell’esercito piemontese e combatté...

Altri garibaldini tifernati nella Spedizione dei Mille

Altri tifernati si unirono all’esercito garibaldino quando stava risalendo la Penisola. Merita attenzione la storia di un avventuroso e idealista adolescente, Torquato Bacchi. Orfano del padre Luigi, artigiano volontario nella campagna 1848-1849, Torquato era apprendista nella bottega di sartoria del nuovo marito di sua madre, Geremia Guerrieri, altro ardente patriota. La sua storia la si legge in un certificato rilasciato nel 1861 dal sindaco...