Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Gli anni '30 dell'Ottocento

1831: l'insurrezione e la prudenza di Città di Castello

Nel 1831 il contagio rivoluzionario investì l’Italia. A febbraio, dopo l'arresto del patriota modenese Ciro Menotti, l’insurrezione divampò nelle Legazioni pontificie, si estese in tutta l'Emilia e la Romagna e raggiunse Ancona e Perugia. Il 14 febbraio assunse il controllo di Perugia un Comitato Provvisorio di Governo, che incaricò alcuni patrioti di costituire analoghi comitati nelle altre città umbre. I...

1831: il Comitato Provvisorio di Governo tifernate

Il Comitato perugino non era però rimasto in inerte attesa. Assunto il potere, aveva acquisito con prontezza il controllo delle forze dell’ordine. A mezzogiorno del 18 febbraio Petronio Reggiani ordinò al “pubblico trombetta” di recarsi all’ingresso del Palazzo Governativo scortato da “quattro Giandarmi armati di schioppo, bajonetta in canna e sciabole” e di leggere le notificazioni del Comitato di...

1831: il sentimento anti-perugino

Per meglio raccordarsi con il Comitato di Perugia, i tifernati vi delegarono in rappresentanza Vincenzo Gualterotti, che ebbe l’esplicito mandato di tutelare con molta attenzione gli interessi della città e del suo territorio e di garantire una forte autonomia al Comitato di Città di Castello. Perugia riconobbe “la ragionevolezza” di alcune rivendicazioni tifernati e fece di tutto per rimuovere le cause di attrito con...

1831: il Memoriale di Città di Castello e la Guardia Nazionale

Il memoriale che i tifernati inviarono a Perugia l’11 marzo rivela quanto fossero precari i rapporti con il capoluogo e, nel contempo, quanto si stesse consolidando a Città di Castello una visione autonomistica e federativa delle relazioni provinciali. Il documento espose “con nobile franchezza” i punti irrinunciabili per dar vita all’auspicata Federazione:  “1 A norma degli antichi diritti di questa città...

1831: la fine dell'insurrezione

La situazione stava però precipitando. Papa Gregorio XVI aveva da tempo chiesto soccorso all’Austria, che inviò subito una spedizione militare per domare la rivolta. Dal 1° al 6 marzo le truppe austriache presero possesso di Parma, Modena e Ferrara. L’“Osservatore del Trasimeno” si unì al coro di quanti invocavano il sostegno francese agli insorti. Ma la Francia non intervenne e fu facile per gli austriaci...

Il 1831 a Sangiustino

Incaricato di diffondere l’insurrezione in tutta l’Alta Valle del Tevere, ma assorbito dalla complessa situazione di Città di Castello, il patriota perugino Reggiani nominò commissario per Sangiustino il tifernate Pietro Dini. Questi, il 22 febbraio, formò il Comitato Provvisorio locale con Giuseppe Meocci e GioBatta Agatoni, sangiustinesi, Bernardino Polidori di Lama e Franco Mori di Cospaia: personalità che...

Restaurazione del potere pontificio e repressione

I componenti della Magistratura cittadina che durante l’insurrezione costituirono il Comitato Provvisorio di Governo non subirono particolari conseguenze; tuttavia furono rimossi quasi tutti a giugno. La ponderosa documentazione da essi raccolta per dimostrare di essere stati costretti alla ribellione dalla “violenza” di Perugia e di aver accettato di restare in carica solo per garantire la tranquillità pubblica non appariva...

Sussulti rivoluzionari

Al Memorandum inviato dalle potenze europee il 21 maggio 1831, che invocava “opportuni miglioramenti” politici, amministrativi e giudiziari per avviare un’“era novella” nello Stato della Chiesa, la Santa Sede rispose con riforme deboli, limitate e contraddittorie. Il risultato fu, nell’estate del 1831, la ripresa delle agitazioni nelle Province che le truppe austriache d’occupazione stavano lasciando. Fermenti...

Stretta repressiva

A suffragare il clima repressivo a scapito del liberalismo nelle sue varie manifestazioni giunse il 15 agosto 1832 l’enciclica “Mirari vos” di papa Gregorio XVI. Condannò la “pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita ‘libertà della stampa’”, il “propagarsi certe dottrine tendenti a far crollare la fedeltà e la sommissione dovuta ai Principi”, i “voti di coloro...

I cospiratori altotiberini (1833-1836)

Nascostamente, nuclei patriottici cercavano di tessere la loro trama cospirativa anche nell’Alta Valle del Tevere. Già nel 1833 le autorità di polizia dello Stato della Chiesa e del Granducato di Toscana si scambiavano informazioni che indicavano in Città di Castello un significativo crocevia di relazioni clandestine tra oppositori delle monarchie assolute: “Mi vien pure supposto che i Liberali di Perugia abbiano alcuni...

Patrioti di Città di Castello e Sansepolcro

La posizione strategica di Città di Castello, e del vicino centro toscano di Sansepolcro, nei contatti tra i nuclei patriottici veniva confermata da altri elementi. Proprio in quel periodo il “pregiudicato pericolosissimo” Gherardi Dragomanni, già arrestato nel 1833 e sorvegliato attentamente dalla polizia dei due Stati, aprì a Sansepolcro una libreria. Le autorità pontificie sospettavano che si trattasse di...

Il movimento patriottico tifernate nel 1836 e la Giovine Italia

Cinque anni dopo l’insurrezione del 1831, quando il governo pontificio aveva saldamente in pugno il controllo della società, il movimento patriottico e liberale di Città di Castello cospirava nell'ombra. Nei rapporti con i patrioti toscani e marchigiani erano coinvolti diversi protagonisti del 1831: Giuseppe Bufalini, Marcello Beccherucci e GioBatta Signoretti avevano fatto parte del Comitato Provvisorio di Governo di Città...