Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Gli ultimi giorni di Gabriotti

Il Primo Maggio a Pietralunga

“Sono tornato da un lungo giro nelle zone. Le cose vanno normalizzandosi. Apecchio e Pietralunga sono completamente in mano ai 'partigiani', così essi si fanno chiamare, non volendo il nome di ribelli”. Così scrisse Venanzio Gabriotti nel suo diario il 2 maggio 1944. È il racconto di un uomo entusiasta per tutto ciò di cui era stato testimone, che lo gratificava per l’impegno profuso nella lotta...

Coraggio e imprudenza

Intanto le autorità politiche e militari del regime fascista sentivano sempre più minacciosa la pressione dei “ribelli”. Il commissario prefettizio di Città di Castello e segretario politico del Fascio Repubblicano, Orazio Puletti, comunicò al capo della Provincia Armando Rocchi che la situazione dell’ordine pubblico rischiava di sfuggire di mano. Non solo stavano aumentando di numero e di pericolosità...

L’ordine di arresto

Per ricostruire al dettaglio gli avvenimenti successivi assume cruciale importanza la documentazione processuale. Nell’immediato dopoguerra, infatti, furono inquisiti i fascisti implicati nei fatti di sangue avvenuti nel territorio altotiberino umbro dal 27 marzo all’11 maggio 1944: le fucilazioni di nove partigiani a Villa Santinelli di San Pietro a Monte, di Gabriotti a Città di Castello e di quattro giovani renitenti tifernati...

5 maggio: l’arresto

La mattina del 5 maggio, verso le ore 9, Brighigna convocò nel suo ufficio il vice-brigadiere dei carabinieri Aldo Cornioli e il milite della GNR Carlo Gentili. Dal dicembre 1943 milizia fascista e corpo dei carabinieri erano stati accorpati. Tuttavia il comando di presidio della GNR era al n. 19 di via XI Settembre, a fianco della chiesa del monastero delle Clarisse Murate, mentre la stazione dei carabinieri aveva sede nella stessa via, a...

Primo giorno di detenzione e morte di Aldo Bologni

Quel 5 maggio Gabriotti rimase in isolamento nella cella al pianterreno della caserma dei carabinieri di Palazzo Vitelli a San Giacomo. Lo preoccupava soprattutto il rischio di arresto che stavano correndo gli altri antifascisti. Gli venne in aiuto un altro amico che aveva tra i militi, il sottufficiale Silvio Serafini, magazziniere della GNR. Appena poté, questi aprì lo spioncino della cella e chiese al detenuto cosa potesse fare per...

7 maggio. Il primo interrogatorio. In cella con Alberto Ivano Nardi

Gabriotti subì un primo interrogatorio alle 9.30 di domenica 7 maggio, nell’ufficio del comandante del presidio Brighigna. Lui stesso avrebbe riferito che lo inquisirono Brighigna e il seniore della milizia Pietro Gambuli; soprattutto Brighigna si sarebbe mostrato “accanito” con lui, minacciandolo di trasferimentoa Perugia, “dove lo avrebbero fatto parlare”. Ben diversa la deposizione di Brighigna al processo:...

8 maggio. In mano dei tedeschi. La condanna

Il timore che lo scontro a fuoco di Montone e la crescente pressione del movimento partigiano potessero provocare una dura reazione tedesca ebbe una drammatica conferma lunedì 8 maggio, in tutto il territorio tra Città di Castello e Umbertide. Era l’inizio di una vasta operazione militare che avrebbe interessato anche l’Appennino umbro-marchigiano a oriente del Tevere, fino a Pietralunga e Apecchio. Sin dal primo mattino...

L’intervento del vescovo Cipriani

Intanto, in cella, anche Nardi pensava che si poteva salvare la vita di Gabriotti solo con l’intervento di una personalità autorevole che ne richiedesse la deportazione in luogo dell’esecuzione capitale. Convinse il compagno di cella a coinvolgere il vescovo. Così Gabriotti, non senza qualche tentennamento, scrisse una lettera a mons. Filippo Maria Cipriani, esponendo il suo caso. Non fu difficile, poi, attrarre l’attenzione...

L’estremo tentativo di evitare la fucilazione

Nella cella era calato il buio più completo. Lo squarciò talvolta la lampada delle sentinelle, che, dandosi il cambio, entravano per sincerarsi che il condannato a morte fosse all’interno. Nardi, seduto su uno sgabello con la testa raccolta fra le mani, vedeva Gabriotti muoversi di continuo da un capo all’altro, soffermandosi spesso in preghiera. Non se la sentì di disturbarne il raccoglimento e rimase in silenzio....

Il presunto tentativo di far evadere Gabriotti

Dopo la morte di Gabriotti si cominciò a insinuare che egli si sarebbe potuto salvare se solo avesse colto le opportunità offertegli per evadere dalla caserma dei carabinieri. Una ricostruzione dei fatti protrattasi fino ai giorni nostri, talvolta con commenti poco benevoli nei confronti di un uomo che – a dire di quanti argomentavano in tal senso – in fin dei conti si sarebbe lasciato ammazzare per la sua superficialità...

9 maggio: in cammino verso la fucilazione

Era ormai il 9 maggio, giorno in cui il fascismo celebrava la proclamazione dell’impero. Le prime luci del giorno stavano filtrando dall’unica finestra della cella, molto alta, quando due militi entrarono per prelevare Gabriotti. Avevano la baionetta innestata sul moschetto. Giunsero verso le 5.30, un po’ in ritardo rispetto a quanto annunciato. Un ritardo che aveva alimentato il barlume di speranza ancora coltivato da Nardi. Ma...

La fucilazione

Tra il cimitero e quella zona di campagna, ora densamente popolata, scorre il torrente Scatorbia. A quel tempo vi esisteva una chiusa, che tratteneva l’acqua a servizio del mulino detto “di Gavere”. Il luogo scelto per la fucilazione fu il greto del torrente, sotto la chiusa. Il milite Fernando Baldinucci avrebbe riferito al processo che un ufficiale tedesco ordinò ad alcuni militari di disporsi di sentinella a un centinaio...
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