Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Tra i tipografi tifernati
In un’economia ancora prevalentemente agricola, la presenza in città di circa trecento uomini e donne che lavoravano nelle varie tipografie ha dato un contributo decisivo ad elevare il reddito della popolazione, a diffondere lo spirito industriale e a stimolare l’associazionismo culturale, ricreativo e assistenziale nel ceto operaio.

La "Lapi" fucina di iniziative

Scipione Lapi si dimostrò molto sensibile alle esigenze dei propri dipendenti. Tuttavia, più che disponibilità al riconoscimento dei di­ritti dei lavoratori, rivelò una sollecitudi­ne che nasceva da quel sentimento di pa­ternalismo da cui erano pervasi gli uomini migliori della borghesia del tempo. Così, se da un parte i salari allo Stabilimento re­stavano bassi soprattutto perché bassi, e...

I problemi tecnologici

Nel periodo fra le due guerre la grande mole di lavoro prodotto dalle tipografie tifernati per il mercato nazionale cominciò a mettere a nudo uno dei grandi problemi strutturali che avrebbero travagliato l'in­tera industria nei decenni successivi: l'am­modernamento tecnologico. L'introduzione delle importanti innovazioni susseguitesi nel campo dellastampa dal XIX secolo, infatti, è avvenuta sempre con notevole ritardo. Le invenzioni...

Le donne in tipografia

Città di Castello si è sempre caratterizzata per il particolare contributo dato all'indu­stria tipografica dalle donne che, nel pe­riodo fra le due guerra, rappresentavano quasi la metà del totale degli addetti negli stabili­menti. Impiegate soprattutto come compositrici a cottimo, ma pure come mettifoglio e rilegatrici, le donne avevano cominciato a ri­coprire questa occupazione sin dai primi an­ni di attività...

Il proto e l'apprendista

L'organizzazione del lavoro nelle tipogra­fie vedeva un'attribuzione di compiti tec­nici e professionali di maggior responsabi­lità all'operaio uomo e uno svolgimento del lavoro più semplice da parte delle ope­raie donne. Su tutto vigilava e tutti coor­dinava la figura del proto, spesse volte un ex operaio elevatosi sugli altri per le parti­colari attitudini dimostrate nel lavoro. Il proto, per poter adeguatamente...

Il saturnismo

Anche se le rivendicazioni dei tipografi mi­ravano soprattutto ad ottenere migliora­menti salariali, con il passar degli anni creb­be il malcontento per le catti­ve condizioni igieniche dell'ambiente di la­voro. Se si eccettua la «Lapi», che nel 1913 aveva saputo dotarsi di una sede adeguata e moderna, le altre tipografie operavano in locali vecchi e inadatti, malamente riscal­dati e del tutto insufficienti a garantire...

La Società dei Tipografi

Il consolidamento delle aziende fece ma­turare tra le maestranze degli stabilimenti l'esigenza di rafforzare i legami tra i tipo­grafi della città. L’associazione costituita per pro­grammare e gestire le attività ricreative dei tipografi fu la Società Carnevalesca, fon­data da alcuni volenterosi convenuti all'Al­bergo Bistarelli il 15 febbraio 1923. Fra le prime iniziative va registrata la celebrazione...

Il Dopolavoro in epoca fascista

Il fascismo tifernate cercò di caratterizza­re in senso più patriottico la Società dei Tipografi, fondata precedentemente all'in­staurazione del regime e animata da un for­te spirito di autonomia. Non sfuggiva cer­to, a livello locale, l'importanza di eserci­tare una egemonia sul settore numericamen­te e politicamente più importante dei la­voratori. A livello nazionale, poi, lo stesso Mussolini...

L'associazionismo tipografico nel dopoguerra

La Società dei Tipografi Tifernati venne ricostituita nel 1946, dopo 13 anni di inat­tività, con una novità di carattere organiz­zativo che le conferì nuovo brio: l'innesto dell'elemento femminile. Scampagnate, Ottobrate e veglioni rima­sero il clou dell'attività della Società. La prima Ottobrata ebbe come sede la vicina cittadina di Anghiari e i tipografi tifernati fecero sfoggio del pro­prio...

Le mostre del libro

A dimostrazione della vitalità delle tipo­grafie tifernati, nonostante i disagi del pe­riodo bellico, la Scuola Operaia di Città di Castello riuscì ad allestire nel 1916 una «Esposizione del Libro», che mise in mo­stra il meglio della produzione delle azien­de insieme ai cataloghi delle stesse. I tifernati, per la prima volta, ebbero occasione di rendersi conto del significato economico e cultura­le...