Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Dall'Unità al primo '900

All'epoca dell'Unità italiana

Le truppe piemontesi entrarono a Città di Castello l’11 settembre 1860. Biagio Donati aveva 58 anni. Teneva in tipografia due torchi a mano, 2 macchine calcografiche, anch'esse mosse a mano, e una pressa a vite. Lavoravano con lui due persone, tra cui quel Giuseppe Grifani che stava svolgendo il servizio militare come trombettiere e che egli aveva già indicato come erede universale. Non avendo figli, lui e la moglie Teresa avevano...

Intellettuali e filodrammatici

Fiorì ancora la poesia d'occasione legata a eventi familiari, specialmente matrimoni, e civili. Capitavano spesso al tipografo ordinazioni di opuscoli e componimenti in memoria di defunti. Risalgono a quel periodo - conservati nei fondi privati poi donati alla Biblioteca Comunale - gli avvisi di gusto più moderno con l'annuncio del decesso e dei funerali. Si celebravano con poesie pure le guarigioni straordinarie. La marchesa Pasqui...

"Patatrac!"

A 74 anni, Biagio Donati - che pure era passato indenne attraverso gli ultimi travagliati anni di un regime pontificio non certo liberale - ebbe i primi problemi con la censura. L'ascesa al potere della Sinistra parlamentare con Depretis stava suscitando in tutt'Italia comprensibili attese di rinnovamento. Anche i democratici tifernati, sebbene ancora privi di una visione ideologica consolidata e omogenea, colsero subito l'opportunità per...

Difficoltà finanziarie

Mentre lo stabilimento di Scipione Lapi conosceva un costante sviluppo, la tipografia Donati soffrì di una grave crisi finanziaria, che parve pregiudicarne la sopravvivenza. La documentazione non ci dà la possibilità di capirne le ragioni, né di conoscere da quanto tempo fosse latente. Nel 1877 Biagio Donati aveva accumulato un debito di mille lire nei confronti del cartolaio Vincenzo Ricci per "generi di cartoleria...

Giuseppe Grifani e il fallimento

A Giuseppe Grifani, che nel 1882 aveva 44 anni, si prospettava quindi un duro lavoro per risollevare le sorti della tipografia. Non ebbe però molta fortuna. Nel 1909, nella loro storia della stampa tifernate, Falchi e Marinelli così si espressero su quel loro "vecchio amico": "Il nipote [...] non poté seguitare le buone tradizioni dello zio materno. Spirito bizzarro, ingegno versatilissimo, poteva permettersi...

La "Libera Parola"

A cavallo del 1900 dalla tipografia uscivano ormai soprattutto stampati di carattere commerciale. Annunciò di essersi rifornita "di nuovi ed elegantissimi tipi" e pubblicizzò offerte a prezzi "mitissimi": "100 eleganti biglietti da visita per soli cent. 90", "partecipazioni a lutto da Lire 5, 7, e 9 per ogni cento copie", "cartoline postali col nome della ditta a L. 1,50 il cento" 252. Municipio...

Da Giuseppe a Ernesto Grifani

Già all'inizio del Novecento Ernesto Grifani era solito apporre la sua firma nelle fatture aziendali. Il passaggio di consegne tra padre e figlio fu quindi graduale e la morte di Giuseppe, nell'agosto del 1909, non ebbe effetti traumatici. Da cinque anni aveva redatto il testamento, con chiare disposizioni: lasciava la "quota legittima" di quanto possedeva ai figli Plinio, Archimede e Libera; tutto il resto, in quanto erede universale,...