Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Gli scalpellini

Lo scalpellino

Lo scalpellino - a Città di Castello lo si chiamava solitamente "scarpelìno" - era una figura di rilievo dell'artigianato edile. Spettava a lui realizzare, o riparare, molti dei manufatti in pietra necessari alle case e alla loro costruzione: soglie di porte e finestre, davanzali, stipiti, scalini, balaustre, architravi, frontoni, pilastri, capitelli, vasche, acquai, lavandini, camini e focolari. Inoltre selciava cortili e...

I Martini

Il censimento a scopi fiscali redatto nel 1851 citava tre scalpellini: Benedetto Frati, Giuseppe Pini e Pietro Martini. Però stabiliva di tassare di 80 baiocchi annui solo quest'ultimo, evidentemente il più importante dei tre. In effetti "mastro" Pietro Martini aveva fama di essere "lo scarpellino il più intelligente della città". Figlio del "selcino" - o "stradino" - Giulio, aveva...

Giuseppe Fiorucci

Nella documentazione della fine degli anni ‘50 non si trovano più i nomi dei Martini. Il Comune allora soleva rivolgersi a Marco Frati, figlio del ricordato Benedetto, e a Giuseppe Fiorucci. Questi continuò l'attività dei Martini sia come scalpellino, sia come selcino. Ebbe una vasta clientela pubblica e privata. Lo vediamo infatti lavorare a lungo per il Municipio e per gli enti ecclesiastici. Tra i privati, il conte Pierleoni...

Altri scalpellini di fine '800

Il censimento del 1881 quantificò in 33 gli scalpellini tifernati. Si hanno sporadiche informazioni di alcuni di essi. Francesco Bioli (1875-1914) aveva il cantiere in piazza Tartarini; subì una contravvenzione perché i suoi garzoni vi avevano lasciato scaglie e polvericcio, "che colla caduta acqua pluviale aveva ridotto la strada un vero pantano" 15. Bioli ottenne diversi appalti per la lastricatura di strade urbane. Uno...

Eladio Pasqui

Tra Ottocento e Novecento vi furono però scalpellini che godettero di larga fiducia. Uno di essi era Eladio Pasqui (1855-1934), che mise mano a diverse strade tifernati. Aveva un suo cantiere nell'odierna via Gramsci, il pomerio Sant'Antonio. Nel 1902 lo autorizzarono a tenervi in una stalla "un paio di bovi per il trasporto delle pietre dalle cave". Qualche anno dopo i residenti reclamarono per l'eccessivo spazio che occupava. Quando...

I fratelli Di Colo

Di marmisti ve n'erano stati pochi a Città di Castello. Notizie molto scarne si hanno di Nicola Spallacci, che fu attivo a metà dell'Ottocento. Collaborò anche con Francesco Monticelli, autore del monumento sepolcrale a mons. Giovanni Muzi. Poi si distinsero i fratelli pisani Ferdinando e Francesco Di Colo. Li troviamo in città nel 1876, a lavorare nella cappella della Madonna della Pace nel Duomo inferiore. Per un compenso...

Gustavo Leoni

Quando i Di Colo vennero chiamati in città per eseguire l'altare della Madonna della Pace, gli amministratori ecclesiastici affidarono allo scalpellino Gustavo Leoni il lastrico in pietra della Cappella nel Duomo inferiore. Leoni allora non aveva che 19 anni. La sua famiglia, originaria di Sansepolcro, s'era stabilita in città per esercitare il commercio: il padre Vincenzo aveva nell'odierno corso Cavour un negozio di drogheria e coloniali. Leoni...

Gli scalpellini nel '900

Dall'inizio del Novecento fino agli anni ‘20 le principali botteghe di scalpellini furono dunque quelle dei Fiorucci, di Eladio Pasqui e Gustavo Leoni. Ma non si rivolse a loro la Cassa di Risparmio quando costruì la sua sede in "piazza di sopra". A dirigere l'importante cantiere fu chiamato inizialmente un capomastro forestiero, Antonio Spadolini. La manodopera era comunque formata da operai locali. L'edificazione del palazzo...