Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Nel mondo del legno

La bottega e il lavoro del falegname

Una modesta bottega di falegname, una “boteghìna”, non era dotata che di banco di la­voro con morsa, tre o quattro seghe a mano di diversa grandezza, martelli, tenaglie, raspe, lime, pialle e piallicci per i vari usi; inoltre, per chi sapeva intagliare, qualche scalpello (“scar­pèli”), “sgurbie” o “sgòrbie” e “stracantóni”. Tutti attrezzi per la lavorazione...

La smacchinatura e le segherie

La Società Lavorazione Legnami di via della Fraternita – detta “Agnellotti” da uno dei suoi proprietari – e la “Cristini” effettuavano il lavo­ro di segheria per i falegnami locali. Si chiama­va “smacchinatura” e consisteva sia nella segatura e conciatura di tronchi d’albero, sia nella preparazione di componenti da as­semblare. Agostino Nisi vi fu addetto per anni alla “Cristini”:...

Il legname

Scrisse Garzoni, a proposito delle doti richieste a un falegname: "E' di mestiero ancora aver cognizione de' legnami che di continuo s'adoprano, e saper se son secchi o verdi, e saperli metter in opra talmente che non s'abbiano più da torcere; e quando un legno fosse torto, saperlo drizzar col fuoco, e saper distinguere fra legname, e in quai cose s'adopera l'uno più che l'altro [...]”. Le annotazioni che seguono raccolgono...

La fabbricazione delle bare

Un po' tutti i falegnami di un tempo costruivano bare: lavoro saltuario, ma costante e talvolta redditizio, soprattutto se capitava un "morto di lusso", per il quale veniva ordinata una cassa ben rifinita, con incastri a coda di rondine, e di legno pregiato, il ciliegio. Considerato però il basso tenore di vita di gran parte della popolazione, la norma erano bare assai ordinarie, di "castagno di Caprese Michelangelo", di...

Segantini e traversari

In un documento municipale del 1891, quello del segantino veniva definito "mestiere ambulante per eccellenza, venendo esercitato presso i proprietari di legnami", nei loro boschi o poderi. I segantini spesso lavoravano in coppia per muovere le "seghe a due" e il "segone", usato in genere per smezzare i tronchi. Al taglio degli alberi seguiva la segatura del legname in "modelli" e la sua conciatura: li si ripuliva...

Bigonzari e bottai

Il censimento fiscale del 1851 elenca, distinte, le figure professionali dei bottai e dei "bigonzari". Tra gli uni, cita Vincenzo Fusciani e Giuseppe Puletti; tra gli altri, Domenico Grassini, di Rignaldello, e Antonio Antimi. Il "bigonzaro" compare raramente nei documenti d'archivio: oltre alla costruzione di bigonci o bigonce, gli si richiedeva di riattarli e di "rimettere doghe e cerchi". Sostanzialmente bottaio e...

Produzione di utensili di uso domestico e rurale

Nel 1928 veniva ancora censito un bottaio in città, Francesco Bruscoli, detto "Checco del palaro". Il “palaro” fabbricava anche i più consueti utensili lignei di uso domestico: pale e “piadinette” da farina, mestoli e posate di legno, ciotole e recipienti per alimenti, pestelli per il sale e taglieri, mattarelli (“rasagnoli”), uova porta aghi per rammendare i calzini e diversi altri manufatti. Gran...

Gli zoccolai

Gli zoccoli costituivano la calzatura più comune della popolazione di campagna e dei ceti urbani meno abbienti. Ancora oggi si ricordano contadini di montagna che, scesi in città per le fiere e i mercati e desiderosi di mostrare un abbigliamento decoroso, appena fuori porta si toglievano gli zoccoli per mettersi le scarpe. Vi erano esperti zoccolai sia in città che in campagna. Qualche contadino, però, riusciva a costruirseli...

I seggiolai

I seggiolai - artigiani di antica tradizione nomade - provenivano quasi tutti dalle zone montuose tra il Trentino, il Bellunese e il Friuli orientale. Lasciavano la loro terra in inverno, quando l'attività agricola era ferma. Soggiornavano dove trovavano, rimanendo a pensione presso privati, che gli offrivano la possibilità di dedicarsi al loro mestiere, o andando "a ópra", ospitati cioè nelle case dei contadini...

I carrai

I primi carrai tifernati – o “facocchi”, come li chiamavano in documenti dell’epoca – di cui si abbiano apprezzabili informazioni sono due coetanei: Amadio Mastriforti e Pacifico Benedetti. Nel 1873 erano i principali artigiani del setto­re. La bottega dei Mastriforti si situava in via San Francesco, proprio di fronte alla piazza antistante la facciata settentrionale della chie­sa. I carrai necessitavano infatti...