Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

I falegnami del XIX secolo

Gioacchino Baccani e il Duomo

Gioacchino Baccani (1756-1828) fabbricò per Cattedrale e Seminario porte e finestre, tavole, panche, “ataca pani”, credenze, cassettoni, orchestre, architravi; e inoltre l’“altare per la Ma­dona”, le predelle per il pulpito, “per li banconi” della sagrestia e per l’altare “del Beata Veronica”, “la busola per il capelone, con telaro e sporteli e contro sporteli”, e genuflessori...

I falegnami di primo '800

Erano 15 i falegna­mi tifernati – probabilmente i proprietari delle botteghe di maggior prestigio e consistenza – inclusi nel Registro Civico stilato nel 1811: Gioacchino Baccani, Florido Bagiotti, GioBatta Beni, Vincenzo Bicchi, Florido Boccadoro, Francesco Cassarotti, Domenico Mancini, Giuseppe Montani, Pasquale Raffaelli, GioBatta Rossi, Andrea Schiarini, Luigi e Giacomo Simoncini, Antonio e Luigi Zamponi Costoro – si sarebbe...

I falegnami rurali

Un’esemplificazione del lavoro di un falegname di campagna si può ricavare dalle ri­cevute rilasciate da Luigi Bianchini, di San Secondo, per l’opera prestata nelle proprietà rurali ecclesiastiche tra il 1838 e il 1858. Sue mansioni principali erano la riparazione e produzione di infissi per le case coloniche e il re­stauro degli stabili, dei capanni e degli at­trezzi in legno poderali. Ma la campagna esigeva...

Alla metà dell''800

Alla metà del secolo, due eventi permettono di analizzare più approfonditamente la consistenza e le caratteristiche delle botteghe tifernati di falegnameria: i cospicui lavori commissionati per la caserma austriaca e il già ricordato censimento a fini fiscali. Nel 1850 la guarnigione austriaca di stanza in città fu ac­cresciuta di “altre 150 teste” e il Comune do­vette chiamare a raccolta tutti i falegnami...

Nicolucci e le commesse comunali

Il falegname che in quell’epoca beneficiò della gran mole delle commesse municipali fu Giovanni Nicolucci. A partire dal 1850, subentrò di fatto in tale incarico a Francesco Montani, destinato invece a dedicarsi ancora a lun­go agli enti religiosi. Nicolucci fu uno dei rari artigiani impegnati nella pubblica amministrazione: nel 1852 sedeva in consiglio comunale e ricopriva la carica di “deputato al restauro e completamento...

Francesco Montani e la Curia

Dal 1840, per oltre quarant’anni, il “falegname del Duomo” fu Francesco Montani (1808-1888), no­to con il soprannome di “Lumechiaro”. Nel­la sua prolungata attività, svoltasi anche nelle proprietà rurali della Cattedrale, produsse tut­to ciò che ordinariamente si richedeva agli ar­tigiani di questo settore: porte e architravi, fi­nestre, scuri e “batusci”, armadi e...

Vincenzo Innocenti Bendini

Il Comune ebbe modo di mostrare grande fiducia, dagli anni ’60 dell’Ottocento fino all’epoca della prima guer­ra mondiale, in Vincenzo Innocenti (1833-1919), spesso identificato con il cognome della madre, Giuditta Bendini, o con entrambi i cognomi assieme. Uno sguardo alle commissioni che ricevette getta lu­ce sulla varietà di lavorazioni richieste dal Mu­nicipio. Oltre alle consuete riparazioni e ai re­stauri...

Mochen e l'arte dell'intaglio

Sono assai rari i lavori di intaglio fatturati dai falegnami di cui si è finora parlato. Il pri­mo intagliatore con una lunga attività a Città di Castello nell’Ottocento fu Pietro Ligi, originario di Apecchio, di cui si hanno tracce per un trentennio dal 1841. Tale mestiere trovava uno degli sbocchi più evidenti nella produzione di arredi sacri. In effetti le mani di Ligi dettero forma a una grande quantità...