Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Altri artigiani dei metalli

Università de' Fabbri Ferrai

L’“Università de’ Fabbri Ferrari” di Città di Castello aggregava fabbri, orefici, ottonai, calderai, archibugieri ed esponenti di arti affini. Il sodalizio si riuniva nella chiesa di San Sebastiano. Annualmente, in vista della festa di Santa Lucia di dicembre, venivano rinnovate le cariche di primo console, secondo console e camerlengo. Vi erano poi le cariche sociali di depositario, bidello, revisore dei conti...

Arrotini

A partire dal 1856 il mestiere di arrotino a Città di Castello si è strettamente identificato con membri della famiglia Arcaleni. Era morto da pochi anni Giuseppe Mariottini, l’unico artigiano del settore tassato nel 1851, e la scure del fisco prese di mira proprio i fratelli Arcaleni, ai quali si ingiunse di pagare una tassa di esercizio annua di uno scudo e venti baiocchi. Un appunto municipale del 1894 rivela che gli Arcaleni...

Orologiai

Degli “orologiari” censiti alla metà del­l’Ot­tocento – Vincenzo Matteucci, Gaetano Lambardi, Egidio Restori e Cristiano Corbucci – avrebbero portato avanti l’attività an­cora a lungo solo Restori e Corbucci. Fu di Corbucci la bottega più importante. Egli ricopriva abitualmente l’incarico di “moderatore dei pubblici orolo­gi”: nel 1879 il Comune lo saldò...

Orefici

Un ambiente economicamente modesto come quello di Città di Castello poche opportunità poteva offrire a orefici e argentieri. Lo rilevarono gli stessi magistrati tifernati quando ne dovettero prendere in esame le condizioni finanziarie a fini fiscali: “I nostri orefici, ed ar­gentieri traggono un piccolissimo guadagno nel restaurare il vecchio, poco o nulla lavoran­do di nuovo per mancanza di mezzi, e di commissioni”....

Maniscalchi

I maniscalchi ferravano gli zoccoli dei ca­valli. Negli ultimi anni di Città di Castello pontificia non ne vennero censiti che due in grado di poter pagare la tassa di esercizio; si chiamavano Giuseppe Ravaioli e Alessandro Ruffini, entrambi definiti “braccianti e giornalieri”. Per loro si ipotizzò soltanto una modesta tassa dai 20 ai 40 baiocchi. Di quali fossero le tariffe dei maniscalchi negli anni ’50 del XIX...

Calderai

Il calderaio fabbricava manufatti in rame per uso domestico: paioli e caldaie, pentole e casseruole, tegami e marmitte, teglie e stampi per dolci, brocche per l’acqua, scaldini e scaldaletto; e inoltre bacinelle, cuccume da caffé, bricchi, boccali, mestoli e imbuti. Un tempo le famiglie benestanti tenevano bene esposte nel­le rastrelliere intere batterie di utensili da cu­cina in rame, con pezzi di varie dimensioni; quelle di...

Lattonieri e stagnini

Di un tipico fabbro e lattonaio del secolo scorso – Benigno Montani – si ha traccia nei registri di amministrazione della Società Laica del Camposanto. Tra il 1860 e il 1871 produsse bacili di ottone “per accattare”, “padelette” di latta per i candelieri, “cuccume” e “cuccumoni” di latta per fare il caffé, imbuti, una graticcia per il fornello, grappe per chiudere il pozzo....

Trombai-fontanieri

A lattonieri e stagnini di un certo rango venne affidato l’impianto sugli edifici delle “docce e canali per la conduttura delle acque piovane”. Nel 1867 il Comune deliberò di ap­paltarne la costruzione sui principali fabbricati di sua proprietà. A fine anno avvenne l’incan­to, “col metodo delle licitazioni orali all’estinzione di candela vergine”. Il giorno e l’ora prefissati, dopo...

Ottonai

L’elenco dei lavori effettuati da Antonio Guazzini nel 1807 per la Cattedrale fa luce sul mestiere degli ottonai, i quali, per la natura stessa degli arredi sacri e degli strumenti di uso liturgico, ricevevano frequenti commesse dagli ambienti ecclesiastici. Guazzini riparò il pastorale (“rifato un pezzo dentro e saldato e rifatta la vita da capo”), l’aspersorio (“una spersora”), il “calamaro”...

Chiodaioli e bullettai

I fabbricanti di chiodi venivano chiamati chiodaioli o bullettai, dal termine bulletta – “bu­lètta” in dialetto – che identificava i chiodi corti con capocchia larga. I loro molteplici pro­dotti rispondevano ai bisogni professionali dei tanti artigiani e a quelli d’uso domesti­co della popolazione urbana e campagnola. Quanto ai fabbri, in genere fabbricavano da sé in officina i chiodi necessari...

Archibugieri e armaioli

Un tempo si definiva armaiolo il fabbricante delle armi da punta e da taglio e di elementi difensivi come elmi e corrazze. La diffusione delle armi da fuoco portò alla nascita della nuova professione di costruttore di archibugi, schioppi e pistole. “Archibugiere, o schioppettiere” – scriveva Griselini – “è quegli che fabbrica tutte le picciole armi da fuoco, come gli archibugi, le carabine, i fucili, i mo­schetti,...