Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

I fabbri ferrai

Fabbri ferrai di città

Una stirpe di fabbri ferrai tifernati fu quella dei Mastriforti. Ebbe il capostipite in Pietro, detto “Castrabicchio”. Questi si inur­bò da Promano nel sobborgo del Gorgone, prendendo in affitto la bottega del defunto collega, originario di Apecchio, Luigi Cagno­ni. Si situava probabilmente all’odierno n. 47 di via De Cesare, indicato in un documento del 1859 come “Ca­sa dei fabbri”. Il contratto di...

Fabbri ferrai di campagna

Il censimento fiscale del 1851 faceva am­montare a undici i fabbri ferrai operanti nelle frazioni. La documentazione d’archivio permette di soffermarsi sui Ciangottini di San Se­condo e Falerno, specie su Tommaso, che la­vorò spesso nelle proprietà ecclesiastiche tra il 1843 e il 1857. Tommaso si trovò a dover continuare ancor giovanissimo l’attività del padre Luigi, sofferente di problemi psichici....

La ferratura dei buoi

Il bue veniva introdotto nel travaglio e leggermente sollevato con due cinghie poste sotto il ventre, in modo che toccasse a mala pena i piedi per terra e, pur reggendosi, non potesse divincolarsi. Poi lo si legava alle colonne laterali del travaglio, avendo cura di tenerne bloccata la testa con una corda a un altro palo si­tuato di fronte. La ferratura non provocava do­lore all’animale, che comunque poteva innervosirsi. A questo punto...

Gli appalti

Nel contratto di mezzadria la manutenzione degli attrezzi e la cura degli animali da lavoro spettava ai coloni. Nel caso di rapporti di clientela continuati, vigeva tra costoro e i fabbri ferrai il sistema dell’“appalto”: questi, come remunerazione per le prestazioni effettuate, all’epoca del raccolto ritiravano la “mu­lènda”, un contributo in grano, uva e altri prodotti del podere. Infatti, i mezzadri...