Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Fabbri e meccanici nel '900

Sviluppo dell’artigianato e cooperazione

La vicenda di Attilio Malvestiti riveste un rilievo straordinario nella storia dell’artigianato tifernate. Anarchico di solida fede, nei primi anni ’90 emigrò, trovando occupazione in diverse località della Liguria. Schedato dal­la polizia come “individuo pericoloso per le idee sovversive che professa, per la sua audacia ed instancabilità nella propaganda”, fu te­nuto sotto costante controllo e...

La “Francesco Nardi & figli”

Nel primo decennio del Novecento cominciò ad affermarsi un’altra piccola bottega, sor­ta nella frazione di Giove. Quando, nel 1909, l’officina di Francesco Nardi fu premiata per le sue “charrues” alla IV Esposizione “d’Economie Domestique” di Parigi con il Diplôme di Grand Prix avec médaille d’or, vedeva riconosciuta addirittura a livello internazionale l’originalità...

Giuseppe Montani

Frattanto, nel primo decennio del Novecen­to, a Città di Castello raggiungeva un’apprezzabile dimensione l’officina “a energia elettrica” di Giuseppe Montani, detto “Palombo­ne”. Montani (1874-1932) riprese il mestiere di fabbro dal padre Zenobio (1846-1900). Ancora oggi si usa il termine di “Palombone” per identificare quel tratto del pomerio San Bartolomeo dove egli operò per...

La Scuola Operaia e la Mostra del Ferro Battuto

Allo svecchiamento del sistema produttivo, dal 1909 stava contribuendo in modo significativo la Scuola Operaia. Anche i fabbri ne avevano frequentato sin dal principio con convinzione i corsi serali di disegno; e so­prattutto avevano avuto cura di sollecitare i loro garzoni ad accettare il sacrificio di alcune ore di scuola, dopo una faticosa giornata di la­voro, per aprirsi nuovi orizzonti professionali. Le prospettive di rilancio dell’artigianato...

La Falchi & Beccari dopo la guerra

La Retrospettiva del Ferro Battuto del 1922 permette di delineare un nuovo dettagliato spaccato dell’artigianato meccanico. Parteciparono all’incontro per promuoverla le offici­ne che più propriamente operavano nel settore del ferro battuto, e cioè quelle di Montani, Vincenti, Malvestiti, Margni e la “Falchi & Beccari”; e inoltre la “Ferroviaria”, la “Nardi” di Selci Lama e la “Silvio...

Malvestiti, Margni e Baldacci

Attilio Malvestiti continuò a guidare la sua officina presso lo scalo ferroviario. Dopo il fallimento, il giro di affari si era ristretto e l’azienda, ormai ridimensionata, nel 1921 non contava che quattro addetti. Produceva macchine enologiche e impianti industriali e si reclamizzava come “Officina di costruzioni e riparazioni meccaniche con saldatura autogena”. Tramontata ogni illusione di orizzonti industriali, non rimase...

L'Officina Vincenti

La più longeva delle officine meccaniche, la “Vincenti”, con il passar degli anni avrebbe attenuato il carattere originario di azienda po­livalente, per dedicarsi sempre più ai lavori agricoli. Nel 1920, nel reclamare per l’entità della tassa di esercizio, Guglielmo Vincenti sottolineò che l’azienda era “piuttosto officina di riparazione per le nostre macchine a trebbiare, e perciò...

La “Godioli & Bellanti”

Gino Godioli nel 1923 lasciò l’Officina Vincenti per mettersi in proprio con Angelo Bellanti in una bottega di via dell’Ospedale. Entrambi erano stati avviati al mestiere da Malvestiti. Che Godioli fosse un valente operaio lo dimostra la sua assunzione da parte del Comune nel 1914, incaricato del “servizio di macchinista dell’officina idroelettrica” del nuovo acquedotto. Ma la partenza per il fronte nella Grande...

Le botteghe minori

Il censimento industriale del 1928 contava, però nel solo territorio tifernate, 21 aziende meccaniche con 66 addetti, dato comprensivo sia delle piccole che delle grandi officine. Ma i vari elenchi ufficiali del frammentato artigianato minuto sono incompleti. Non vi figurano diversi fabbri e meccanici di certo attivi in quel periodo. Almeno una quindicina di operai, ad esempio, tra cui qualche falegname, continuarono a essere impiegati nell’Officina...

La “Nardi & Rossi”

Francesco Nardi – defunto nel 1939 a 77 anni – aveva lasciato la direzione dell’officina ai figli Giovanni, Giuseppe e Silvio, desideroso di trascorrere la vecchiaia a coltivare quei campi per la cui lavorazione più facile e proficua aveva dato un contributo così rilevante. I tre fratelli non si trovarono concordi sull’indirizzo da seguire e il più anziano di essi, Giovanni, si mise in proprio, fondando...