Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

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Dopo l'Unità

Città di Castello “italiana”: società e rinnovamento urbanistico

Città di Castello divenne compiutamente "italiana" nel novembre del 1860, quando il plebiscito ne suggellò l'annessione alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II. Già nei primi vorticosi mesi di trasformazioni e speranze successivi all'abbattimento della sovranità pontificia l'amministrazione municipale tentò di avviare un percorso di rinnovamento in grado di convogliare le migliori energie...

Questioni territoriali e comunicazioni dopo l’Unità

All'epoca dell'unificazione italiana lo stato delle comunicazioni stradali giustificava ancora la percezione di un grave isolamento del territorio tifernate. La via di Citerna, finalmente completata, permetteva di raggiungere con più facilità Arezzo, ma alcuni tratti presentavano un piano carreggiabile "sempre cattivo" e fangoso in inverno. Una nuova realizzazione era resa prioritaria proprio dall'abbattimento del confine di...

Industria e artigianato dall’Unità alla fine dell’‘800

Sin dalla fine del 1860 le nuove autorità statali richiesero più volte informazioni sull’economica tifernate. Gli amministratori locali riferirono dell'esistenza di quattro cappellerie, tre lanifici ("ove si fabbricano panni di buona qualità"), di due istituti femminili ("la cui principale attività si è il tessere") e di un numero imprecisato di calzolerie e sartorie. Al di fuori del settore...

Agricoltura e vita nelle campagne alla fine dell'Ottocento

Alla fine del secolo, dunque, la preminenza dell'agricoltura sull'industria e sull’artigianato rimaneva nettissima. Nel censimento del 1881 - su una popolazione di diritto, si è detto, di 24.491 unità -, tra gli 11.218 lavoratori dei campi si contavano 6.905 mezzadri, 924 agricoltori proprietari, 96 "fittaiuoli" e 3.226 braccianti. Ma, ove si consideri tutte le braccia lavorative, il numero dei mezzadri doveva essere...

Vita urbana: indigenza, politica e sindacato

Lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali - su tutte lo Stabilimento Tipo-litografico di Lapi - interessava ancora un numero limitato di addetti e incideva relativamente sul tenore di vita del complesso del ceto operaio. Le fonti dell'epoca, in particolar modo i periodici che più si interessavano alle sorti delle classi meno abbienti, rimarcavano la precarietà delle condizioni di operai e braccianti. I più fortunati, che...