Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

La fucilazione dei partigiani a Villa Santinelli
Nella mia recente ricerca per il libro "Guerra e Resistenza nell'Alta Valle del Tevere" (Petruzzi Editore, 2015), ho potuto esaminare gli atti del processo contro i fascisti accusati della fucilazione dei nove partigiani nella villa presso San Pietro a Monte di Città di Castello. Ciò ha permesso di raccogliere e confrontare le testimonianze di numerosi protagonisti dell'evento: partigiani, militi della Guardia Nazionale Repubblicana, i proprietari della villa dove avvennero i fattie altre persone che si trovarono coinvolte. Gli atti processuali conservano anche le relazioni redatte all'epoca dei fatti dalla GNRdi Perugia e Città di Castello e nell'immediato dopoguerra dai carabinieri delle stazioni di Lugnano e di Palazzo del Pero. Altre preziose informazioni si ricavano dai diari e resoconti scritti allora da attendibili personaggi tifernati, quali Giulio Pierangeli e Venanzio Gabriotti, e dalla documentazione conservata nel Museo e Biblioteca della Resistenza di Sansepolcro. L'insieme della documentazione ha portato a una ricostruzione molto dettagliata dei fatti. Restano lacune e dubbi; tuttavia è ora possibile valutare in modo più approfondito e sereno un evento drammatico che ha segnato la storia della Resistenza nell'Alta Valle del Tevere.

La banda partigiana “Francini” e la rivolta di Sansepolcro

Nell'autunno del 1943 un nucleo di giovani antifascisti di Sansepolcro trovò rifugio nella località montana di Seccaroni, sull'Alpe della Luna. Erano decisi ad opporsi ai bandi di chiamata alle armi e al servizio obbligatorio di lavoro emanati dal regime fascista repubblicano. Animava il gruppo un ragazzo ancora diciassettenne, Eduino Francini. Dopo aver incontrato ad Arezzo Antonio Curina, dirigente provinciale del movimento...

Le incursioni della banda partigiana da Molin Nuovo a Trevine

La notte dal 19 al 20 marzo, dopo essere sfuggiti all'accerchiamento fascista, i partigiani di Sansepolcro pernottarono a Gricignano. Per il pericolo scampato e per il coraggio mostrato nella circostanza da Nannei, superarono ogni controversia. Nel fuggire, i partigiani portarono con sé un compagno “ferito ad una scapola con ritenzione di proiettile; lo curarono, con l'ausilio di un medico, e si fermarono “in uno sperduto...

La banda partigiana a Villa Santinelli

Nel corso della notte la formazione partigiana continuò a muoversi verso sud. Attraversò la valle del Nestoro e alle 2 del mattino del 25 marzo raggiunse la frazione tifernate di San Pietro a Monte, lungo la strada che dall'Alta Valle del Tevere conduce a Cortona. In località San Vincenzo, qualificandosi come militi della GNR, si fecero introdurre nella Villa Santinelli. Una volta entrati, armi alla mano affermarono di essere...

I fascisti a Villa Santinelli e l’inizio dell’assedio

Nella notte dal 26 al 27 marzo gli eventi subirono l'accelerazione che avrebbe condotto a esiti drammatici. Intorno alle ore 22 un collaboratore di Sante Santinelli, Marzio Bastianoni, gli portò la notizia che i fascisti di Città di Castello, ormai informati della presenza dei partigiani, stavano organizzando una spedizione verso la villa. Fu inutile ogni tentativo di convincere la banda ad allontanarsi immediatamente. Decisero di...

L'assedio della villa e l’arrivo dei tedeschi

Alle 10.30, poco dopo l'arrivo di Armando Rocchi, giunsero da Perugia "un plotone armi accompagnamento, una squadra mitraglieri più una squadra mortai da 45 al comando di un ufficiale". Rocchi trovà la truppa fascista "priva di un capo" e "alquanto sbandata". Dopo essersi informato sulla situazione, espresse severe critiche su come era stata gestita l'operazione e se la prese con il seniore Gambuli,...

La fucilazione dei partigiani

In presenza di tre ufficiali della GNR, Armando Rocchi provvide personalmente a perquisire e a interrogare i catturati, che "si dichiararono apertamente comunisti". Nessun altro milite assistette all'interrogatorio. Di quanto avvenne in quei drammatici momenti restano due testimonianze. La prima è dell'unico partigiano, dei 10 arresisi, che sarebbe sopravvissuto, Sergio Lazzerini: “Contrariamente alla promessa, appena...

Il plotone di esecuzione e le prime onoranze funebri

C'è dunque una sostanziale convergenza di testimonianze sul fatto che a decidere la morte dei partigiani catturati sia stato il capo della Provincia Armando Rocchi e che abbia comandato il plotone di esecuzione il tenente Edoardo Scotti. Non sussistono solide prove che i 16 componenti del plotone si siano offerti volontariamente. È possibile tentare di identificare alcuni di coloro che ne fecero parte, grazie a tre testimonianze...

Arresti e saccheggio nella villa

La sera stessa, prima di ripartire per Perugia, Rocchi ordinò al col. Di Prospero di rimanere sul posto e di perquisire la villa con attenzione, alla ricerca di eventuali altri partigiani. I fascisti si rendevano conto che l'operazione poteva non essere conclusa: “È probabile che tra le rovine e numerosi nascondigli della casa possano esservi altri uomini". Inoltre Rocchi dispose che le salme fossero sepolte l'indomani...

Interrogatori e tradimento

La vicenda ebbe strascichi importanti nel carcere di Perugia. Vi furono rinchiusi e interrogati i quattro superstiti della banda che non erano riusciti a fuggire: Ermete Nannei, Dorando Gallai, Mario Marcucci e Sergio Lazzerini. Qualcuno di essi parlò, rivelando i nomi dei collaboratori del movimento di resistenza a Sansepolcro. In una sua relazione Claudio Longo, i cui famigliari si salvarono dall'arresto prima della perquisizione della...

I processi

L'istruttoria per accertare responsabilità penali negli avvenimenti di Villa Santinelli fu avviata con una certa prontezza nell'immediato dopoguerra. Di pari passo con la ricostruzione del Paese, le forze politiche della rinata democrazia affrontarono la questione della rimozione dai loro incarichi di persone coinvolte con il passato regime e dei processi ai fascisti che avevano commesso gravi crimini. Come si evince dalla documentazione...

I partigiani fucilati e sopravvissuti e i caduti fascisti

Partigiani fucilati a Villa Santinelli   Bianchini Giustino, di Giuseppe, di Molin Nuovo (Arezzo), nato nel 1924; partigiano della “Francini” dal 23 marzo 1944. Cheli Alvaro, di Valentino, nato a Pieve Santo Stefano il 5 ottobre 1925, residente a Sansepolcro; pastaio; partigiano dal 7 novembre 1943, capo squadra, nome di battaglia “30”. Forconi Spartaco, di Adolfo, nato a Roma nel 1925, residente a Firenze; partigiano...