Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

La Brigata Proletaria d'Urto "San Faustino"

L'origine della banda di San Faustino

L'origine della formazione partigiana che avrebbe segnato la storia della Resistenza alla sinistra del Tevere, sull'Appennino umbro tra Città di Castello, Umbertide e Gubbio, si fa risalire al 13 settembre 1943. In tale data, nella sua proprietà di San Faustino, un colle al confine tra i territori di Pietralunga e Montone, Bonuccio Bonucci incontrò un gruppo di esponenti militari e civili intenzionati a dar vita a un'organizzazione...

La formazione delle bande di Pietralunga, di Morena, di Capanne, di Montebello e di San Benedetto

La banda di Pietralunga Prendevano così corpo le aggregazioni partigiane nel territorio tra Pietralunga, Montone e Città di Castello. I renitenti di Montone si accorparono a Capanne, lungo la valle del torrente Carpina. Lì insegnava il maestro Ruggero Puletti, che, per quanto solo ventenne, sarebbe diventato il loro capo. Dopo la guerra, Puletti divenne sindaco di Montone. Coronò la carriera politica con l'elezione...

Giuramenti, tradimento e arresti

Fatti nuovi avvennero a San Faustino e Pietralunga tra il gennaio e il febbraio 1944. In un incontro a San Faustino, il 20 gennaio, la formazione assunse una fisionomia più consistente e variegata, anche con esponenti britannici e americani. Vi parteciparono il capitano R. D. G. Ramsey, i tenenti D. P. Williams e Joseph Withers, il civile Leonard Mills e il console americano Orebaugh, che si era appena aggregato alla banda, condividendone...

La nascita della Brigata Proletaria d'Urto “San Faustino”

Nel Pietralunghese, l'arresto di Bonuccio Bonucci a San Faustino e la caccia agli altri promotori della banda non ne aveva provocato la crisi irreparabile. Nel rifugio temporaneo di Morena non solo si decise di proseguire la lotta, ma si cominciò a lavorare a un coordinamento con gli altri gruppi partigiani della zona. Proprio in tale prospettiva, assunse il comando della formazione il tifernate Stelio Pierangeli, già capitano...

La Brigata “San Faustino” in azione ad aprile

L'arciprete di Pietralunga don Pompilio Mandrelli raccontò che il 10 aprile 1944, per l'affollato funerale del padre del partigiano Giuseppe Urbani, si presentò al cimitero una pattuglia armata dei suoi compagni di lotta, che rese omaggio alla salma e poi si allontanò. Il fatto che presenziassero alla cerimonia tutte le autorità del paese rivela quanto gli uomini alla macchia fossero arrivati al punto di osare,...

Spie contro la "San Faustino"

Per tentare di disinnescare la minaccia partigiana, il regime e i tedeschi fecero ricorso pure a spie. La storia di una di esse ha lasciato una traccia indelebile nella storia della “San Faustino”, per la figura della protagonista, per la sua atipicità e per la drammatica conclusione. Si chiamava Maria Keller, ma era comunemente chiamata Marion. Ungherese nata in Svizzera, trentenne, aveva accettato di fare da spia per i...

I rifornimenti degli Alleati

Non era dunque il necessario al proprio sostentamento che mancava ormai alle bande della “San Faustino”, quanto invece le armi per combattere. Già a gennaio, tramite Luca Mario Guerrizio, erano stati avviati i primi contatti con gli Alleati a Firenze in vista dell'invio di armi ed equipaggiamento. Il canale si consolidò quando, dai primi di marzo, iniziò a fungere da collegamento tra il CLN di Firenze e...

La festa del Primo Maggio 1944 a Pietralunga

L'euforia per lo sgancio dei rifornimenti alleati e per il disarmo del presidio di Pietralunga spinse a improvvisare una straordinaria festa del Primo Maggio in un territorio ormai sotto il controllo partigiano. Nell'Alta Valle del Tevere si tornava così a celebrare liberamente la festa dei lavoratori dopo la sua soppressione da parte del fascismo. La gente si radunò spontaneamente a Morena e a Pietralunga. In paese Venanzio...

La battaglia di Montone e la morte di Aldo Bologni

All'inizio di maggio la situazione dell'ordine pubblico dovette apparire sconfortante ai fascisti anche nel resto dell'Alta Valle del Tevere umbra. Il commissario prefettizio tifernate Orazio Puletti scrisse una missiva riservata al Capo della Provincia, illustrandogli la realtà dei fatti. Nel giro di pochi giorni i partigiani avevano preso di mira il posto di avvistamento anti-aereo di Monte Fumo, il deposito di cuoio di Userna...

Il rastrellamento del maggio 1944

L'area appenninica umbro-marchigiana tra Monte Nerone e l'Alto Metauro ad oriente e l'Alta Valle del Tevere a occidente era tra i territori considerati pericolosi dai tedeschi per la crescente attività partigiana. Nel quadrilatero compreso tra Città di Castello, Umbertide, Gubbio e Apecchio, con Pietralunga all'interno, operavano le bande della Brigata Proletaria d'Urto “San Faustino”. Nella zona marchigiana...

La riorganizzazione della “San Faustino” dopo il rastrellamento

Il rastrellamento nazi-fascista era riuscito a scompaginare seriamente le bande, ma non ad annientarle. Don Marino Ceccarelli rievocò il clima del momento: “[...] tutto era cambiato: qualche nuovo sbandato di altre zone entrava a far parte delle nostre file, i più vili si erano presentati alle autorità di allora, ovunque si trovava diffidenza, anche nel dare vitto ai partigiani, dopo il tanto spavento al passaggio tedesco....

Il Territorio Libero di Pietralunga

L'8 giugno, giorno del Corpus Domini, di primo mattino la Brigata Proletaria d'Urto “San Faustino” entrò ancora in azione a Pietralunga, con l'obbiettivo di disarmare per la seconda volta la caserma della GNR. Guidava i partigiani Virgilio Riccieri. Mentre due squadre di cinque uomini bloccavano le entrate del paese, Riccieri con una quindicina di altri intimò la resa al presidio, anch'esso costituito da...
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