Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Antifascismo nell'Alta Valle del Tevere

Il movimento antifascista nell'autunno del 1943 ad Anghiari, Sansepolcro e Città di Castello

Nella prima metà di ottobre 1943 il nucleo clandestino antifascista di Sansepolcro stava cercando di allargare i contatti a livello di vallata. Ne è prova il diario di Venanzio Gabriotti, l'oppositore più noto del regime a Città di Castello. Scrisse già il 18 settembre: “Anche gli amici della Toscana hanno allacciato rapporti con noi per accordarci su un programma comune, specie nel caso di rappresaglie...

Venanzio Gabriotti e il movimento antifascista a Città di Castello nell'inverno 1943-1944

La ripresa del potere da parte dei fascisti costrinse i democratici a muoversi con estrema cautela. Ma alcuni brani del diario di Gabriotti rivelano che la loro mobilitazione continuava in clandestinità. Come si è detto, la trama cospirativa che vedeva Gabriotti protagonista si estendeva a Sansepolcro e alla Valtiberina toscana, proiettandosi fino ad Arezzo. Però, negli ultimi giorni di settembre, era soprattutto nel territorio...

Il Comitato Clandestino di Soccorso di Città di Castello

A primavera Città di Castello continuava ad essere un significativo centro di antifascismo clandestino soprattutto in virtù del coraggioso impegno di Venanzio Gabriotti. Gli stessi Alleati ne avrebbero poi parlato come di un uomo “sempre antifascista”, l'“unico che abbia dispiegato grande attività nell'organizzazione delle bande patriottiche e nel loro sostegno dopo l'armistizio”, attività...

La fucilazione di Venanzio Gabriotti

L'attività patriottica clandestina costò cara a Venanzio Gabriotti. Tornato da Pietralunga il 2 maggio 1944, si mise subito all'opera per tentare un raccordo tra le formazioni partigiane che gravitavano sul territorio di Città di Castello: la Brigata “San Faustino” e le bande della “Pio Borri”. L'indomani, quando ormai era calata l'oscurità, partì in bicicletta da Città...

Infiltrati nella Guardia Nazionale Repubblicana tifernate: la “Formazione Bertolino”

Un aspetto poco noto della Resistenza altotiberina è il ruolo esercitato da un nucleo di infiltrati nella Guardia Nazionale Repubblicana. Il sergente maggiore Gerolamo Allegretti vi si arruolò su indicazione del colonnello Vincenzo Bertolino. Capo ufficio del Comando Scuole Centrali Militari a Città di Castello, Bertolino vi era di servizio al momento dell'armistizio, quando già manteneva contatti con gli ambienti...

Sacerdoti partigiani e patrioti

Nel traumatico scenario del conflitto armato e della frattura politica che sconvolgeva la comunità locale, il clero altotiberino svolse il suo ministero generalmente con molta cautela. La Chiesa continuò a mostrarsi deferente verso le autorità governative, ma, soprattutto nelle parrocchie rurali e montane, molti parroci condivisero con la popolazione la crescente disillusione nei confronti del fascismo, il rigetto della guerra...

In soccorso degli ebrei

A Città di Castello mons. Beniamino Schivo (1910-2012) fu autorizzato a rimanere in città nelle settimane del passaggio del fronte bellico in quanto direttore del seminario vescovile. In seguito al saccheggio da parte dei tedeschi dell'ospedale civile, allestì nei locali del seminario un ospedale di emergenza per soccorrere malati e feriti. Da tempo Schivo - originario di Gallio (Vicenza) e ordinato sacerdote a...

Gino Bartali nell'Alta Valle del Tevere

Si legge nel diario di Venanzio Gabriotti, alla data del 14 novembre 1943: “[Il vescovo Filippo Maria Cipriani] mi dice che il Vaticano, per corrispondere con dei vescovi, si serve di speciali corrieri ciclisti. Ieri è giunto da lui il noto corridore ciclista Bartali – famoso per le vittorie ottenute nelle corse nazionali e internazionali – con un plico che deve essere recapitato al cardinale Dalla Costa di Firenze”....