Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Deportazione di civili

Il nazismo fece tante altre vittime non ebree nei lager di cui erano disseminati la Germania e tutto il territorio europeo sotto il suo controllo. Vi morirono, dopo essere stati sfruttati nel modo più brutale, prigionieri di guerra, detenuti per motivi politici, “diversi” di varia natura (da omosessuali a zingari e Testimoni di Geova), e un numero impressionante di civili deportati dai paesi di origine per un motivo molto semplice: farli lavorare nelle fabbriche e nei campi in sostituzione dei tedeschi che combattevano al fronte.

Anche l’Alta Valle del Tevere ha pagato il suo tributo. Ben 62 soldati dei comuni del solo Altotevere umbro (42 nel territorio tifernate) perirono di stenti in prigionia nei lager nazisti. E poi i deportati civili, anche molto giovani: a Mauthausen, in Austria, ne morirono quattro di Sangiustino, uno di Citerna e uno di Sansepolcro; a Buchenwald un altro di Sangiustino; a Kahla, nella Turingia tedesca, quattro di Città di Castello e uno di Umbertide.

I tedeschi attuarono, con l’attiva complicità dei fascisti locali, due grandi rastrellamenti nel nostro territorio: il 7 e l’8 maggio a Umbertide e Città di Castello; all’inizio di giugno a Sansepolcro e Sangiustino. Questi ultimi finirono a Mauthausen e nei lager satelliti nei pressi di Linz. Castellani e umbertidesi a Kahla, dove Hitler ordinò di costruire una delle armi segrete con le quali sperava di capovolgere le sorti del conflitto.

 

 

La storia degli “schiavi di Hitler” altotiberini è ricostruita nel volume Deportati. Dall’Alta Valle del Tevere ai lager nazisti, curato da Alvaro Tacchini e prodotto dalla Scuola Grafica dell’Istituto di Istruzione Superiore “Ugo Patrizi” di Città di Castello con il patrocinio della provincia di Perugia.

Gli “schiavi di Hitler”

La Germania nazista cominciò a servirsi di manodopera straniera sin dalle prime fasi della seconda guerra mondiale. Per il massiccio arruolamento degli uomini tedeschi nelle forze armate e nelle organizzazioni paramilitari, necessitavano braccia da lavoro sia in industria che in agricoltura. Alcuni lavoratori accettarono volontariamente di emigrare in Germania: dal 1940 vi si trasferirono tra gli 80.000 e i 120.000 italiani. Anche da Città...

I rastrellamenti tedeschi a Umbertide e Città di Castello

Tedeschi e fascisti iniziarono a rastrellare uomini dai 16 anni di età in poi nell’Alta Valle del Tevere il 7 maggio 1944. Proprio allora si stava dispiegando una loro imponente offensiva contro le formazioni partigiane che operavano nell’Appennino umbro-marchigiano, tra Città di Castello, Umbertide, Gubbio e Apecchio. La sera precedente, in uno scontro a fuoco a Montone con i partigiani, i tedeschi avevano subito delle perdite...

Verso la Germania

La sera stessa dell’8 maggio dei camion portarono a Perugia i tifernati rastrellati. Insieme agli umbertidesi e a centinaia di altri si ritrovarono in un salone della “Spagnoli”, fabbrica di filati d’angora, tra polvere, sporcizia e pagliericcio umido, quasi senza cibo. Dormirono ammucchiati per terra. Li convocarono ad uno ad uno solo per una rapida visita medica che ne accertasse l’idoneità al lavoro. Solo alcuni...

Kahla e l’Operazione “Lachs"

Gli italiani deportati con quel treno vennero poi smistati nei vari lager. Tifernati e umbertidesi si ritrovarono nel cuore di uno dei territori tedeschi di maggiore importanza strategica per la produzione di armi. I bombardamenti alleati stavano costringendo i nazisti a decentrare molti impianti industriali e la Turingia, situata al centro della Germania e ancora lontana dal fronte bellico, si prestava ad accoglierli e occultarli con le sue...

Vita, umiliazioni e sofferenze nei lager tedeschi

I deportati altotiberini furono smistati in diversi lager. Per i lavoratori forzati stranieri ve ne erano ben 24 nella zona, tra l’abitato di Kahla e il territorio a sud e ad est del Walpersberg, dove fervevano i lavori di scavo e sistemazione delle gallerie e delle infrastrutture. Il lager 1, ricordato da diversi umbertidesi e tifernati, era a mezza collina, non molto lontano dalla cittadina. Alcuni conobbero il lager 2, di Grosseutersdorf...

La fuga impossibile

Vi fu chi tentò di sottrarsi a quelle sofferenze con la fuga. Talvolta ebbe un esito tragico. Boldrini poté vedere i cadaveri di alcuni deportati che avevano tentato di scappare: “Camminando per un sentiero trovammo i resti di tanti nostri amici, con le membra sbranate dai cani poliziotti e alcuni crivellati da colpi di fucile o di mitraglia”. Ci provarono anche due umbertidesi; lo racconta Primo Fabbri: “Fuggirono...

La liberazione

Il fronte bellico intanto si stava approssimando. All’inizio di aprile la 89ª divisione di fanteria americana si portò in Turingia. I tedeschi, che ormai non opponevano più una consistente resistenza armata, cominciarono a evacuare i lager il 4 aprile. Benché i lavoratori coatti di Kahla fossero ormai ridotti pelle e ossa, giunse l’ordine di sterminarli. Lo storico Horst Lange rivela che sopravvissero solo perché...

Kahla dopo la guerra

Subito dopo la liberazione di Kahla, gli americani inviarono nella zona reparti dell’intelligence, il Combined Intelligence Objectives Sub Committee. Si impossessarono di molti documenti tecnici e, con le componenti che trovarono negli impianti, riuscirono ad assemblare cinque Messerschmitt Me 262. In quei mesi i tedeschi erano stati in grado di completarne 27, una quantità assai inferiore a quella sperata. Prima di evacuare la zona,...

La deportazione da Sangiustino e Sansepolcro

La vicenda dei deportati di Sangiustino e Sansepolcro si differenzia da quella dei giovani di Città di Castello e Umbertide. Diverso fu il periodo del prelevamento; diversa la destinazione. Simili, però, le sofferenze. E anche tra di essi si contarono delle vittime: quattro su ventisette dei rastrellati a Sangiustino, non tornarono da Mauthausen. Un altro civile della cittadina umbra perì a Buchenwald: si tratta di Angiolo Bruschi,...

L’Organizzazione Todt

All’inizio di maggio del 1944, quando tedeschi e fascisti rastrellarono l’ampio territorio tra Città di Castello, Umbertide e Pietralunga, diversi giovani di Sangiustino e Sansepolcro prestavano la loro opera per la “Todt”, un’efficiente organizzazione tedesca di supporto alla strategia militare del Reich. Fondata dall’ingegnere Fritz Todt nel 1933, l’organizzazione era allora guidata dal suo successore...

Il rastrellamento a Sangiustino e Sansepolcro

Pochi giorni dopo, l’8 giugno, festa del Corpus Domini, un ampio rastrellamento attuato dalla S.S. e dai fascisti repubblicani investì Sangiustino e Sansepolcro. Ad alcuni era giunta voce che si stesse preparando un’azione del genere, ma chi possedeva il tesserino rosso della “Todt” riteneva di non andare incontro a rischi. “Ci avevano detto che a quelli che lavoravano con la ‘Todt’ non gli facevano...

Il lager di Fossoli

Per il grosso degli altotiberini la tappa successiva fu Fossoli, presso Carpi. Già utilizzato come campo per prigionieri di guerra catturati dagli italiani, il lager di Fossoli dal settembre del 1943 era stato requisito dai tedeschi e ampliato per trasformarlo in un Polizeiliches Durchgangslager, campo di concentramento e di transito per prigionieri politici e razziali in attesa dei convogli per la Germania. Lo dirigeva il tenente della S.S....
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