Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Le mura e le porte urbane

Porta San Florido: torrione e barriera

Alla fine del 1860, quando il Municipio deliberava la costruzione del nuovo ponte sul Tevere in muratura, alcuni consiglieri comunali proposero la demolizione del torrione posto alla sinistra di por­ta San Florido, con l'intento di ampliare il pubblico mercato. Ricordarono che l'i­dea, accolta una prima volta nel 1848, non era stata poi realizzata e ne riaffermarono l’attualità proprio per quell'"aura novella di libertà"...

La demolizione delle mura di porta San Florido

Tra la fine del 1945 e l'inizio del 1946, dei privati fecero domanda per poter costruire fabbricati civili tra porta San Florido e Palazzo Vitelli alla Cannoniera. I progetti implicavano la demolizione delle mura e la loro utilizzazione in appoggio ai nuovi edifici. Gli interessati giustificarono la richiesta per le pessime condizioni delle antiche fortificazioni, "tanto più che lo scorso anno ricevettero molte schegge di proiettili esplosivi...

Il lavatoio di porta San Florido

Nel 1937 fu inaugurato il lavatoio tra il ponte sul Tevere e porta San Florido. La sua costruzione rispondeva, alquanto tardivamente, alle esigenze delle tante lavandaie ancora costrette ad inginocchiarsi sulle sponde del fiume per esercitare il loro lavoro. Le lavandaie lo avevano richiesto pressantemente, anche con manifestazioni di protesta, sin dall’inizio del ‘900. Dopo la Grande Guerra i socialisti lo avevano inserito fra le opere...

Il ponte sul Tevere

In un'economia ancora fondamentalmente basata sulla scambio di prodotti tra città e campagna, i mercati settimanali e le fiere mantennero la loro tradizionale rilevanza commerciale e sociale, per l'occasione che offrivano alla popolazione del territorio di un rapporto costante con l'ambiente cittadino. Non a caso, i primi in­terventi urbanistici del consiglio comunale insediatosi dopo l'annessione di Città di Castello al Regno d'Italia...

Porta Santa Maria: primo progetto di demolizione

Il torrione di porta Santa Maria è sopravvissuto in modo quasi miracoloso fino ai giorni nostri. Una prima demolizione ne fu decretata nel 1872; avrebbe dovuto essere sostituito da una barriera con cancellata in ferro. Il consiglio comunale aveva adottato il provvedimento a grandissima maggioranza ed alcuni abitanti del corso si erano detti disposti a contribuire finanziariamente, coprendo circa un terzo delle spese. Ma non se ne fece nulla. La...

Porta Santa Maria: secondo progetto di demolizione

Nel dicembre del 1903, il destino del conteso torrione parve ormai segnato. Il consiglio comunale ne deli­berò di nuovo la demolizione. Era soprattutto l'esigenza di dare lavoro ai disoccu­pati a metterne a repentaglio l'esistenza; le ragioni di carattere igienico ed estetico addotte avevano più che altro il significato di rafforzare le motivazioni contingen­ti. Nelle settimane successive, l'opinione pubblica partecipò...

Porta Santa Maria: le mine tedesche

La cinta muraria di Città di Castello subì, durante il conflitto, danni tutto sommato limitati. Nel vano tentativo di rallentare l'avanzata degli inglesi, i tedeschi avevano fatto brillare delle mine a porta Santa Maria, con il conseguente crollo delle decorazioni esterne, di alcune parti in muratura e di circa la metà del piedritto che sorreggeva la volta. In quelle condizioni, essa rappresentava un grave pericolo per i passanti...

I portinai

Nel XIX secolo, si poteva entrare in città solo per le quattro porte principali di Santa Maria, San Florido, San Giacomo e Sant’Egidio. Nel 1864, la soppressione del dazio di pontificia memoria sui beni introdotti fece venir meno i lenti ed impopo­lari controlli fiscali alle porte, con tutto l'apparato burocratico che implicavano. Si legge sul Regolamento per l'esigenza del Dazio di Consumo nella introduzione alle porte di Città...

Porta San Giacomo

Negli anni ‘70 del XIX secolo, contemporaneamente al primo acceso dibattito sul destino di porta Santa Maria, si pose an­che il problema della porta San Giacomo, all'altra estremità della città. Vi si voleva costruire una barriera, disse il sindaco, "per togliere lo sconcio che si lamenta a causa della tortuosità e ristrettezza della strada, per cui i veicoli vi transitano con pericoli di scontri". L'amministrazione...

I pomeri, detti "cerche"

Contemporaneamente alla ristruttturazione di porta San Giacomo, le lagnanze degli abitanti della zona convinsero il Comune a chiudere al pubblico passaggio per ragioni di decenza e di igiene il pomerio di San Giacomo parallelo a via dei Conti. "Nelle ‘cerche’ del pomerio San Giacomo", si legge nella relazione dell'Ufficio Tecnico, "a ridosso dei bastioni, che con la loro ombra discreta favoriscono gli amori peripatetici,...

Porta Sant'Egidio e piazza della stazione

La costruzione della ferrovia e della stazione provocarono il primo rilevante in­tervento urbanistico post-unitario. Il dibattito si accese su quale potesse essere il luogo più funzio­nale e più decoroso come ingresso dalla stazione ferroviaria verso Città di Castello. La commissione preposta dal consiglio comunale indicò già nel 1880 l'area fuori porta Sant’Egidio: "Difatti è la più...

La demolizione dei "torrini" di porta Sant'Egidio

Nel 1927 il Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti autorizzò la demolizione dei due "torrini" di porta Sant’Egidio e del tratto di mura che delimitava l'antico "giuoco del pallone" (l’odierno giardino di piazza Garibaldi). Nella richiesta di autorizzazione, il podestà Luigi Mignini faceva notare come l'entrata della città si presentasse "ridente" dalla parte di Palazzo...
  • 1
  • 2