Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

L’“Officina Operaia Bufalini”

La Scuola dopo la Grande Guerra

Con il ritorno dal fronte degli insegnanti di disegno Marco Tullio Bendini e Romolo Bartolini la Scuola riprese il suo regolare andamento. Nell’agosto del 1919 allestì una nuova mostra dei lavori degli allievi, al pianterreno della Scuola Tecnica di Piazza Gioberti, dove ancora aveva le aule. Tra i lavori esposti, le decorazioni di Dante Baldelli, allievo di Bendini che si sarebbe fatto strada nel campo della ceramica; un lavoro di ornato...

Il legame con la città

Diventata a pieno titolo Officina Operaia “Gio:Ottavio Bufalini”, la Scuola rafforzò il suo prestigio in città e cominciò a proporsi ben oltre i limiti istituzionali dell’istruzione professionale. Non solo gli artigiani e ogni altro operatore economico, ma anche gli intellettuali la percepirono come un imprescindibile punto di riferimento. Non a caso fu nella sua sede che ebbe luogo un corso di storia dell’arte...

La Mostra Retrospettiva del Ferro Battuto

La Mostra Retrospettiva del Ferro Battuto intese recuperare una tradizione artigianale che aveva avuto importanti artefici localmente, per stimolare la crescita artistica dei fabbri e nel contempo estendere il mercato per i loro manufatti. Oltre a esibire i pezzi più pregiati del passato, la Mostra raccolse nelle sale di Sant’Antonio le opere, per lo più realizzate per l'occasione, dei fabbri in attività, dei giovani apprendisti...

Corsi diurni ed ente morale

Nell’anno scolastico 1924-1925 la Scuola cominciò a ristrutturarsi. Un cambiamento graduale, però profondo. Prese infatti il via un corso pomeridiano di avviamento professionale collegato alle classi 6a, 7a e 8a elementare. Ormai tante famiglie preferivano far apprendere il mestiere ai loro ragazzi nei laboratori della scuola invece che nelle botteghe. Si legge in una relazione didattica: “Le famiglie operaie migliori capiscono...

Industria e artigianato in epoca fascista

In epoca fascista l’economia tifernate rimaneva prevalentemente agricola. E l’agricoltura era alla base di alcune delle attività industriali più cospicue, come la manifattura dei tabacchi e la fabbricazione delle macchine agricole. Alla fine degli anni ’20, più di un terzo dei 31.000 residenti si dedicavano con prevalenza all’agricoltura, che costituiva un’occupazione secondaria per altre 4.000...

Difficoltà finanziarie

Durante il fascismo la Scuola Operaia godette di una stabile amministrazione. Rimase presidente Dario Nicasi Dari, che negli anni 1932-1934 fu anche podestà di Città di Castello. In consiglio sedette un altro noto personaggio tifernate, Amedeo Corsi, che nel 1934 lasciò il posto a Giulio Pierangeli, tornato così a rioccupare un ruolo ufficiale nella gestione di un istituto al quale era rimasto comunque sempre vicino. Vi...

Successi nonostante le avversità

Le difficoltà alla quali andò incontro la Scuola Operaia negli anni ’30 avrebbero potuto travolgerla se non fosse stata fortemente radicata nella società tifernate e altotiberina e se non l’avessero avuta a cuore personalità che si distinsero per spirito civico, altruismo e competenza. Che la Scuola fosse universalmente apprezzata lo dimostra anche il fatto che chiedevano di iscriversi ben più ragazzi...

Nella seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra mondiale si succedettero alla presidenza dell’Opera Pia “G. O. Bufalini” Dario Nicasi Dari, Furio Palazzeschi e Michelangelo Riccardini. Nel 1941 la Scuola Operaia offriva due corsi regolari triennali diurni per meccanici e falegnami, un corso serale di disegno e un corso preparatorio di disegno a Sangiustino. La frequenza ai corsi triennali era considerata “enorme rispetto alla disponibilità...