Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

La guerra e la società altotiberina
Come in tutta Italia, nel centri della valle si costituirono Comitati di Assistenza Civile per dare sostegno alle famiglie bisognose dei combattenti. Esse avevano diritto a un sussidio statale giornaliero, insufficiente però a garantire una dignitosa sopravvivenza. L’attività dei Comitati mise a nudo le contraddizioni sociali, con ampi settori dei ceti benestanti che non concorsero finanziariamente secondo le loro possibilità. Inoltre rivelò la vulnerabilità di una gioventù lasciata a se stessa, laddove gravava solo sulle donne l’onere del sostentamento della famiglia.
Durante la guerra la valle ospitò reparti dell'esercito a Città di Castello, Sansepolcro e Anghiari e importanti strutture ospedaliere militari a Città di Castello. Inoltre dette accoglienza, in particolar modo a Umbertide e a Pieve Santo Stefano, a comunità di profughi evacuati dalle zone di guerra. Vi giunsero pure distaccamenti di prigionieri di guerra austro-ungarici, impegnati per lo più in lavori boschivi, stradali e minerari.
Ai disagi dovuti al conflitto, si aggiunsero i lutti e le sofferenze provocati dal terremoto del 26 aprile 1917, che distrusse Citerna e Monterchi, e dall’epidemia influenzale detta “spagnola”.

I Comitati di Assistenza Civile

Nei giorni immediatamente successivi all’entrata in guerra dell’Italia si costituirono i Comitati di Assistenza Civile alle famiglie dei combattenti. L’iniziativa fu assunta da istituzioni diverse nelle varie località. Svolsero un ruolo importante i sindaci e le amministrazioni comunali, che però lasciarono ai Comitati un’ampia autonomia. Per un po’ si sopirono i dissidi politici e ideali…

La crisi finanziaria dei Comitati

Nel corso del 1916, mentre la guerra si prolungava smentendo ogni ingenua attesa di rapida conclusione, l’attività dei Comitati venne ridimensionata dal prosciugarsi dei fondi a disposizione. Le nuove sottoscrizioni procedettero con lentezza e scarso entusiasmo, nonostante gli appelli al patriottismo e le sferzanti critiche ai ceti più abbienti….

La filantropia di Leopoldo Franchetti

Leopoldo Franchetti si distinse nell’intera valle come il più convinto e generoso sottoscrittore di ogni iniziativa di solidarietà durante la guerra. Appena costituito il Comitato di Assistenza Civile di Città di Castello, benché non fosse residente, contribuì subito con L. 4.000; e, per dare il buon esempio a una borghesia recalcitrante, sottoscrisse le schede del 1916 sin dal novembre dell’anno...

I Comitati Pro Indumenti invernali per i soldati

Con l’approssimarsi dell’inverno e il dissiparsi dell’illusione di una rapida vittoria, divenne evidente che i soldati avrebbero dovuto combattere anche contro il freddo. Le stesse lettere inviate ai famigliari si soffermavano sulle aspre condizioni climatiche che rendevano ancor più difficile la vita di trincea nell’arco alpino. Fu per questo che ogni Comitato di Assistenza Civile costituì nel...

Il Comitato per lo Scaldarancio

Per permettere ai soldati di consumare un pasto caldo anche in difficili condizioni climatiche e tra i disagi della trincea, tornò utile un semplice quanto efficace strumento come lo scaldarancio. Era una specie di torcia prodotta con carta imbevuta di grasso e di cera, o di paraffina, che riusciva ad ardere per circa un quarto d’ora e così riscaldava la gavetta con il cibo. Per la confezione bastavano dunque...

I sussidi alle famiglie dei combattenti

Lo Stato garantì un sussidio giornaliero alle famiglie alle quali, per il richiamo alle armi del congiunto, veniva a mancare chi garantiva i mezzi di sussistenza. Nei comuni altotiberini, la moglie del militare aveva diritto a L. 0,60 e ogni suo figlio a L. 0,30 (però, se di età superiore a 12 anni, doveva essere inabile al lavoro). Qualora il militare non era sposato, i due genitori di età superiore a 60...

Giovani in abbandono

Il perdurare della guerra mise a nudo la vulnerabilità di una gioventù in parte lasciata a se stessa. Si leggono testimonianze angosciate nei periodici dell’epoca di ogni tendenza. Così si espresse “La Rivendicazione”: “È preoccupante. La minuta ragazzaglia è diventata la padrona della strada. I fanciulli non hanno più custodia. Le mamme non hanno abbastanza autorità...

La guerra e la questione femminile

Anche nell’ancora emarginata Alta Valle del Tevere si percepì nitidamente lo sconvolgimento provocato dal conflitto nei tradizionali e consolidati equilibri delle relazioni sociali e, in particolare, nel ruolo della donna. Il carattere agricolo della società locale rese meno eclatanti certe trasformazioni. Non poteva destare sorpresa il lavoro delle contadine sui campi; l’avevano sempre fatto. Però l’arruolamento...

Gli ospedali militari di Città di Castello

A beneficio dell’intera popolazione altotiberina, fu Città di Castello a fungere da importante centro di assistenza sanitaria per i militari feriti o malati. Divenne operativa per prima, con una disponibilità di 115 letti, la sezione militare di riserva dell’ospedale civile. Vi cominciarono ad affluire soldati dall’agosto del 1915. Da allora all’aprile del 1916 ne accolse più di mille. In...

I distaccamenti militari nell’Alta Valle del Tevere

L’asfittica economia altotiberina ricevette qualche vantaggio dal dislocamento nella valle di reparti militari. La presenza di centinaia di soldati nel periodo del loro addestramento dette ossigeno al commercio. Il distaccamento del 51° reggimento “Cacciatori delle Alpi” di Perugia trovò sede a Città di Castello già alla fine del settembre 1914. Dopo l’entrata in guerra, un primo centinaio...

I profughi nella valle. La comunità friulana di Umbertide

Profughi dalle zone investite dal conflitto arrivarono nell’Alta Valle del Tevere nella seconda metà di giugno 1915. Ne giunsero 44 a Umbertide, in gran parte provenienti da Monfalcone, e una ventina, triestini, a Città di Castello.                 Una ricca documentazione d’archivio permette di gettare un po’ di luce sulla...

Prigionieri austro-ungarici nell’Alta Valle del Tevere

La cattura di soldati dell’esercito austro-ungarico sollevò il problema del loro concentramento in zone dalle caratteristiche appropriate e lontane dal fronte bellico. Naturalmente si aprì la possibilità dell’impiego di parte dei prigionieri di guerra in lavori di pubblico interesse. Nel maggio del 1916 i prefetti inviarono circolari per rendere nota l’opportunità e per disciplinarne l’uso....
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