Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

Scontro politico e disagi sociali
Lo scoppio della Grande Guerra provocò un serrato confronto fra pacifisti e quanti invece erano favorevoli all’intervento dell’Italia. Lo scontro tra le due fazioni continuò anche durante il conflitto, solo in parte attutito dalle limitazioni imposte all’attività politica e dalle rigide disposizioni di censura. Le precarie condizioni di vita della popolazione civile, per la crescita del costo della vita, per la penuria di generi alimentari, per la mancanza di braccia da lavoro nelle campagne e per il peso del sostentamento delle famiglie che gravava in gran parte sulle donne contribuirono ad acuire i contrasti. Quando la guerra finì, nel novembre 1918, gli altotiberini erano ormai allo stremo.

Le reazioni allo scoppio della guerra

Allo scoppio della guerra i socialisti altotiberini mantennero una posizione rigorosamente neutralista, nonostante l’emergere di pareri divergenti tra le loro fila. Con il passare delle settimane anche i cattolici si schierarono apertamente su posizioni pacifiste. Ma nonostante la comune contrarietà all’entrata in guerra dell’Italia, il neutralismo socialista e quello cattolico non potevano saldarsi in un’unica...

Cresce il disagio sociale

Intanto assillavano i problemi sociali che il conflitto europeo si trascinava dietro. Scrisse il settimanale socialista “La Rivendicazione”: “La guerra non arriva mai sola. Essa ha con sé una invisibile compagna. Guerra e fame passano insieme”. Con le piaghe della diffusa disoccupazione e dell’impoverimento dei ceti sociali più vulnerabili, si intrecciò il critico problema dell’approvvigionamento...

Neutralismo e interventismo

Nel dicembre 1914 il partito socialista organizzò due grandi manifestazioni a Città di Castello. Il 12 di quel mese parlarono alla folla raccoltasi per protestare contro il caroviveri e la disoccupazione Aspromonte Bucchi e l’avvocato Luigi Massa, di Sansepolcro. Qualche giorno dopo oltre un migliaio di persone, tra cui molte donne, si assieparono sotto le logge di Palazzo Vecchio Bufalini per ascoltare il comizio dell’onorevole...

Proteste per la disoccupazione e il caroviveri

La questione dell’intervento dell’Italia nel conflitto veniva dibattuta in un contesto di crescente tensione sociale. All’inizio di febbraio del 1915 “una gran turba di popolo”, radunatasi alla stazione ferroviaria di Città di Castello, impedì l’esportazione fuori della valle di un centinaio di quintali di grano. Il 9 febbraio esplose ancora la rabbia della popolazione di Caprese Michelangelo,...

Verso l’intervento

I cattolici rimasero a lungo riluttanti all’intervento nel conflitto. Auspicarono l’accoglimento delle proposte austro-ungariche, che parevano “corrispondere in larga misura alle aspirazioni italiane”, e confidarono nel “senno” del governo italiano. Si accentuò invece la mobilitazione dei socialisti, con pubbliche manifestazioni di protesta a Città di Castello, Pistrino, Umbertide e Sansepolcro....

Gli interventisti e “Il Dovere”

A Città di Castello quanti avevano sostenuto la necessità dell’intervento si raccolsero nella redazione del settimanale “Il Dovere”, il cui primo numero uscì l’11 luglio 1915. Per alcuni mesi poté qualificarsi come bollettino del Comitato per l’Organizzazione Civile; poi la continua carica polemica contro chi veniva reputato poco patriota indusse a rendere autonomo il periodico...

Socialisti e cattolici dopo la dichiarazione di guerra

Sconfitti sul piano politico, i socialisti dovettero adattarsi ad uno stato di guerra che impediva la loro piena espressione. Nonostante l’autocontrollo impostosi, avrebbero più volte subito pesanti censure. Non mancarono comunque di far sentire la sua voce critica sulle questioni di carattere sociale e politico. Vennero però a mancare loro anche energie umane, con tanti attivisti richiamati alle armi. Indebolirono...

Ugo Patrizi, Leopoldo Franchetti e i socialisti

Per quanto, durante la guerra, la vita politica fosse limitata e condizionata dal richiamo alle armi di numerosi dirigenti delle organizzazioni partitiche e sindacali, dalla censura sulla stampa e dal divieto di promuovere manifestazioni di protesta, tuttavia il confronto sulle idee rimase intenso, spesso acceso sui temi più controversi. I problemi del vivere quotidiano e lo stesso conflitto offrirono costantemente spunti per...

Le vicende politiche nei Comuni della valle

A Sansepolcro lo scontro politico nel 1916 investì l’amministrazione comunale che, con il sindaco Federigo Nomi e alcuni consiglieri alle armi, rivelò la sua fragilità di fronte agli incalzanti problemi sociali. L’opposizione socialista fu severa: “L’Amministrazione Comunale è come se non esistesse”, denunciò “La Rivendicazione” a giugno, puntando il dito contro...

Precarietà sociale

Nel 1917 si intrecciarono il crescendo del carovita, malamente contrastato dai calmieri, e la penuria, più o meno prolungata, di diversi generi di prima necessità. Ad aggravare la situazione, dopo il 26 aprile, si aggiunsero i tanti problemi lasciati dal terremoto. Per i ceti popolari la quotidianità si trasformò in un’ardua lotta per la sopravvivenza. Il prezzo del pane schizzò fino a 45-50 centesimi...

Carovita e calmieri

Sulle famiglie stava gravando il peso di un’inarrestabile lievitazione del costo della vita. A Città di Castello il Circolo Fratti lamentò che gli alimenti di prima necessità fossero “imposti alla popolazione a prezzi ladreschi”. Sul finire del 1915 si calcolò che in un anno il prezzo del grano era aumentato da 33-34 a 40-41 lire al quintale e quello di un kg di pane da 35 a 40-41 centesimi...

Il razionamento

Mentre ormai si combatteva il terzo anno di guerra, la necessità di disciplinare l’approvvigionamento alimentare portò all’introduzione del razionamento di grano, farina di grano e di granturco, pane e riso. Quando però, nel settembre del 1917, le autorità prefettizie resero noti i criteri, riemerse l’assurdità della divisione amministrativa dell’Alta Valle del Tevere…
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