Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

I falegnami del XIX secolo

I falegnami di primo '800

Erano 15 i falegna­mi tifernati – probabilmente i proprietari delle botteghe di maggior prestigio e consistenza – inclusi nel Registro Civico stilato nel 1811: Gioacchino Baccani, Florido Bagiotti, GioBatta Beni, Vincenzo Bicchi, Florido Boccadoro, Francesco Cassarotti, Domenico Mancini, Giuseppe Montani, Pasquale Raffaelli, GioBatta Rossi, Andrea Schiarini, Luigi e Giacomo Simoncini, Antonio e Luigi Zamponi Costoro – si sarebbe constatato qualche anno dopo – lavoravano “con riputazione”, ma alla giornata e in minuscole unità produttive, costituite dall’artiere e da qualche garzone.
La vicenda di Giuseppe Montani, detto “Puntechia­ro”, apre un significativo squarcio sulle condizioni di vita dell’artigianato minuto dell’epoca. Arrivato ai cinquant’anni, aveva av­viato al mestiere nella sua bottega solo uno dei cinque figli, Francesco; degli altri, uno era sa­cerdote, due stavano ancora studiando e l’ultimo, Benigno, a dimostrazione che l’officina famigliare non riusciva a offrire prospettive occupazionali a tutti i maschi, era apprendista fabbro. La vita riservò allora un destino amaro a “Puntechiaro”, che cominciò a manifestare turbe psichiche, divenne inabile al lavoro e lasciò nella miseria la numerosa famiglia, con la moglie per di più “in cagionevolissima sa­lute”. Il parroco ne attestò l’irreprensibile condotta morale: “[…] è stato sempre un uo­mo di buonissimi costumi, ha sempre atteso con assidui­tà all’esercizio del suo mestiere, ed è stato co­stantemente un buon padre di famiglia”. Il dottore diagnosticò un’“irritazione congestiva al­l’encefalo”, dovuta forse alla “fa­tica protratta” del lavoro e – tradizionale valvola di sfogo di tanti artigiani prostrati dalle quotidiane fatiche – all’“uso non sempre limitato di liquori”. Finì che il Comune elargì un assegno annuale per il suo mantenimento all’“ospedale dei pazzi” di Perugia. Tra tanta sventura, il figlio Francesco sarebbe stato co­munque capace di portare avanti con profitto la bottega.